Antonio Lupo recensisce “Nel cuore delle case” di Donatella Caprioglio

Il libro sarà presentato venerdì 11 settembre, alle 20.30, al Corte Roma III. A dialogare con l'autrice sarà Mariangela Simone

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Donatella Caprioglio
La locandina dell’evento

Ultimo appuntamento per la rassegna “Kalispera XI Edizione 2020 – Ascolti, suoni e visioni della sera”, domani sera, 11 settembre, a Casarano, nella splendida location del centro storico della città CORTE III in via Roma (Prenotazione obbligatoria 3887312574). L’evento organizzato da Mariangela Simone, la quale dialogherà con l’autrice, in collaborazione con il Presidio del Libro di Sannicola, vede protagonista Donatella Caprioglio, con il suo “Nel cuore delle case” viaggio interiore tra case e spazi mentali, Edizioni “Il punto d’incontro”.
La Caprioglio è psicoterapeuta e specialista di problematiche dell’infanzia, lavora tra Venezia e Parigi. È fondatrice di Porta Verde, un cento di ascolto aperto in Francia, Polonia, Cecoslovacchia. Tiene conferenze in tutta Europa e ha portato la sua idea in Vietnam, dove stanno per nascere i primi centri per bambini. È autrice di molti testi tra i quali “Vai ma resta ancora”, “Non ce la faccio più”, “La parola ai bambini”, “Padri e figlie”, “L’eclisse di uno sguardo” e tanti altri.

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Recensione a cura di Antonio Lupo


Donatella Caprioglio Nel cuore delle case, Ed. Il punto d’incontro, 2017 (prima edizione francese Au coeur des maisons, Fayard, 2012)

Sulla  psicologia dell’abitare

In questo libro l’autrice racconta il suo vissuto personale e le sue esperienze professionali svelando se stessa, comunicando situazioni esistenziali e tensioni vitali legate ai suoi luoghi (Venezia-Parigi-il Salento) e al suo lavoro. Una  piacevole narrazione di carattere intimista che ha la particolarità di coniugare gli spazi delle case con il nostro modo di viverle, l’architettura (estetica, sensoriale, olfattiva) con l’aspetto psicologico e interiore che è in ognuno di noi.
Scrittrice e psicoterapeuta, specialista di problematiche dell’infanzia, Donatella Caprioglio riesce così a trovare il senso di tante storie personali attraverso i modi di costruire lo spazio intorno a sé, fin dalla prima dall’infanzia. Pagine che perciò portano a riflettere sulle modalità dell’abitare che è poi un “abitarsi”.
Sulla diade di questi due aspetti, è incentrato il suo lavoro, un’indagine psicologica sulle connessioni e/o disconnessioni, di “luoghi orfani dell’uomo, connessi all’oblio” e di storie esistenziali “sconnesse dall’oblio”.
In tale esplorazione anche l’arredamento o gli oggetti rivestono una particolare importanza: dalle case sovraccariche di oggetti mai buttati a quelle in cui un solo oggetto racchiude e condensa un affetto, a volte un’intera esistenza.
Tra i numerosi argomenti e le riflessioni sulle sue esperienze abitative, sia al nord che al sud (il trullo di Ceglie Messapica), pagine di interessanti esperienze professionali si alternano ad immagini poetiche che denotano un rapporto autentico sul modo di vivere le peculiarità dei luoghi.
In quelle dedicate al Salento, scrive di avervi imparato un lessico elementare che le era totalmente estraneo (un abitare legato a ritmi naturali della terra e degli affetti spontanei), ascoltando i suoi abitanti come buoni maestri, poiché ciò che conta è saper ascoltare, avere uno spazio interiore in grado di accogliere l’altro.
Tante case, tante situazioni esistenziali, tanti modi di vivere uno spazio che rivela la propria identità, tanti modi di avere una casa e di essere a proprio agio o a disagio, si dipanano nel delineare  una variegata casistica.
Sfogliando l’indice, salta subito all’occhio l’abbondanza di capitoli (nove) e soprattutto dei numerosi paragrafi che li suddividono. Un indice analitico, in cui il dettaglio, il frammento esistenziale, prendono la loro parte, ricomponendosi nel mosaico del vissuto, nel puzzle delle ansie e delle risposte. Dalle case che sono boe di salvataggio alle case modificate o ricostruite, dalle case della memoria a quelle sostitutive, dalla disordinata  stanza dell’adolescenza, alla camera chiusa e sempre ordinata, vasto è il campionario esaminato.
Nel raccontare poi l’erranza di chi ha deciso volontariamente o per necessità di cambiare luoghi e visi conosciuti, “di cercare alleanze con altre città, alla ricerca di spazi restitutivi, tra gioie e delusioni, tra la voglia di estraniarsi da sé e di perdersi, alla ricerca di uno balsamo lenitivo contro la tristezza della vita, rimane comunque fondamentale la costruzione di uno spazio interiore, a volte fatto solo di ricordi”.
Costruire la casa interiore, una casa che si costruisce attraverso i luoghi che abitiamo e ci abitano anche attraverso i ricordi del vissuto: “ricordi incisi dentro e ricordi che, chissà perché, si perdono nell’oblio già integrati, contribuiscono alla nostra esistenza”.
Dunque architettura della continuità storica nella discontinuità transitoria delle scosse della vita che nessun evento e cambiamento necessario potrà toglierci.
Donatella Caprioglio è riuscita così a scandagliare con le parole i rapporti impliciti ed espliciti tra gli spazi fisici e quelli mentali, con uno stile espressivo gradevole, un linguaggio coinvolgente che invita a riflettere sull’esperienza personale, sui luoghi del proprio vissuto.