Biodiversi: siamo tutti vivi di cambiamento

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biodiversi siamo tutti vivi di cambiamento

Biodiversi-cosa? Per intenderci, dal popolare «il mondo è bello perché è vario» al becero «purché respiri», dal purismo del «io mangio solo bio» all’inflazionato diversabilismo, dall’antropologica biodiversità all’agricola biodinamica et cetera.

Essere biodiversi è il nostro modo di stare al mondo, per fortuna vario, saremmo altrimenti noiosamente simili, avremmo vissuto la storia senza farla, affrontato i tempi senza parteggiare, combattere, resistere.

A dispetto della “sola” razza che siamo, abbiamo un bel po’ di varietà di tratti somatici, ma anche questi nulla sono in confronto all’estro pensiero che ci appartiene.

Coglierne le sfumature nel tempo e nello spazio è un diletto. Talvolta, poi, ci aggreghiamo, non necessariamente in senso fisico, creiamo minoranze come quelle linguistiche, avete presente la Lis? Oppure aderiamo a status vecchi e nuovi o ce ne scolliamo, fa’ lo stesso: come immaginate una donna in attesa? Una trentenne con una sfera a sonagli che penzola sul ventre, probabilmente.

Insomma per somiglianza o dissociazione ci piace fare gruppo, fosse anche quello Facebook.

Che la motivazione sia il nostro essere animali social? No, piuttosto perché nel gruppo si vedono meglio le differenze. Le critichiamo, le guardiamo di sottocchio, ne possiamo aver paura, le viviamo con disagio o come pregio, sta di fatto che ogni variazione sul tema uomo consente di girare le pagine belle e brutte del grande libro della nostra esistenza.

Se non fossimo biodiversi, saremmo quel perfetto foglio bianco, tanto perfetto da passare inosservato. Dunque cos’è questa biodiversità tutta umana? E come, dove la si esprime? Negli affari seri e ameni, dalla cucina all’arte, dalla letteratura alla storia, dell’intrattenimento per la prima infanzia alla ricerca dell’identità.

Di fronte a ogni stimolo di cui siamo autori o destinatari ci palesiamo per ciò che siamo, vivi e diversi.

Imperfetti e mutevoli ma almeno pulsanti, proprio come l’alluce che ricordi di avere solo d’estate, a piedi scalzi, dopo la botta di spigolo in pieno torpore dormiveglia.

Biodiversità come relativismo bonario, semplice e quotidiano dei punti di vita. Diceva bene nonno Albert (Einstein): «Prendi un ultracentenario che rompe uno specchio, sarà ben lieto di sapere che ha ancora sette anni di disgrazie». No?

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Chiara Mighali
Appassionata di lingua dei segni, danze popolari, storie di Resistenza, innumerevoli e incoerenti teorie e pratiche, vive a Seclì con un atipico approccio ai luoghi, «nessuno mi appartiene ma tanto ovunque è casa». Da 34 anni frequenta la scuola, il mondo nel mondo, giocando clandestinamente d'anticipo all'inizio; perdendosi nella Filosofia ad un certo punto; facendo della precarietà la sua bandiera prima, del Sostegno la sua mission poi. Oggi, insegnante-assistente alla comunicazione ancora alla ricerca del filo rosso della propria esistenza esperienziale. Pensiero emergente? Lo «svantaggio» è solo un punto di vista, invertendo il senso di marcia la coda passa in testa.