Buona Pasqua, nonostante tutto.

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Caro Alberto, 
è finita l’emergenza … e mi è entrato in casa il virus ed io sono chiuso in casa con lui. Non mi lamento, non mi sembra proprio il caso, con tutto quello che succede in giro! 
“È solo un influenza” dicono, ma a me l’influenza non è mai piaciuta e non mi piace nemmeno questa. Ti dirò che anch’io minimizzavo, fino a quando non è toccato a me. Come tutte le influenze, questo virus è proprio una “carogna”, si approfitta dei nostri punti deboli ed è per questo motivo che continuo a cercare una posizione tale da rendere il mio mal di schiena un po’ più sopportabile. 

Sì, carissimo, è proprio vero! Finché non ci sei dentro, non ti rendi conto fino in fondo di come stanno veramente le cose. Un conto è studiare le situazioni, un conto è vederle e un conto è viverle. 
Sembra banale, ma secondo me non lo è.

Vedi Alberto, io ero qui chiuso in camera, a smaltire il mio COVID-19 e ho voluto approfittarne per scriverti i miei auguri di buona Pasqua. Poi mi è venuto da pensare … 
– Un conto è leggere della Croce, un conto è vederla e un conto è viverla. 
– Un conto è parlare della guerra, un conto è vederla e un conto è viverla. 

Ho fatto questo giochino, ho cercato un po’di notizie … 
– Un conto è leggere della morte di un ragazzo, un conto è conoscere i suoi genitori e un conto è essere il padre o la madre 
– Un conto è il gossip di una separazione, un conto è se si separano due tuoi amici e un conto è se si sfalda la tua famiglia 
– Un conto è la crisi economica del nostro paese, un conto è che qualcuno ti chieda una mano perché è rimasto senza lavoro e un conto è se sei tu ad essere in mezzo alla strada. 

Ed adesso di ovvietà ne ho scritte abbastanza, ma … 
C’è un problema. 
Se questo vale per la Croce, non deve valere anche per la Resurrezione? 
– Un conto è sperare nella Resurrezione, un conto è vederla e un conto è viverla 
– Un conto è sperare che finisca la guerra, un conto è vederne la fine … e un conto è la Pace 
– Un conto è sperare che non succeda più di vedere genitori seppellire i propri figli, un conto è vederli sopportare la tragedia e un conto è vederli rinascere. 

Quindi, caro Alberto, non posso fare altro che augurare a te, ai tuoi cari e a chiunque legga queste parole, di vivere in prima persona, nella propria vita, nelle proprie croci, l’esperienza della Resurrezione. 

Buona Pasqua 
Paolo 

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Classe 1965 vive da sempre in Romagna e il suo legame con Casarano è dovuto all'amicizia col caro Eugenio. Contadino, marito, padre, nonno, fratello, figlio e amico, ama la vita e chi gliel'ha donata. Qualcuno una volta valorizzò un suo scritto e lui ne rimase meravigliato. Da allora prova a scattare qualche foto qua e là, usando le parole al posto dei pixel. Il suo desiderio non è tanto quello di mostrare il bello, il buono e il vero che ci circonda, ma piuttosto di incuriosire, provocare e stimolare il cuore, la mente e la libertà di chi legge.