Casarano culla del Sān Huáng Pào Chuí Quán

Alessandro Astore porta nel Salento lo stile praticato dalla leggendaria brigata "sciabola".

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Maestro XU, Beijing - maggio 2017

C’è un pezzo di Cina che vive a Casarano, nel cuore del Salento.
Quella cinese è una cultura plurimillenaria, intrisa di un’antica sapienza, spiritualità, filosofia, arte e, tra queste, le arti marziali.
Che quello cinese sia, per la maggior parte degli occidentali, un mondo tutto da scoprire, spesso vittima di pregiudizi tanto ingenerosi quanto del tutto privi di fondamento, è un dato di fatto. La Cina è stata e continua ad essere uno scrigno di inestimabili tesori, tra questi vanno annoverate a pieno titolo le arti marziali.
Una delle caratteristiche dell’Oriente che fatichiamo a comprendere è la convinzione che la vita ideale  sia una vita armonica. L’uomo virtuoso deve sforzarsi di condurre la propria esistenza in perfetta armonia con la Natura, cogliendone e assecondando le dinamiche interne. Del resto, opporvisi sarebbe un inutile tentativo di nuotare controcorrente che non potrebbe sortire altro effetto se non l’infelicità. Il Taoismo, il dualismo tra Yin e Yang, le Mutazioni studiate dall’I Ching sono solo alcuni tasselli della concezione orientale del mondo; tasselli che aprono uno squarcio nella spiritualità cinese e che trovano un riflesso non solo nella filosofia orientale, ma anche nelle arti marziali, in particolar modo nel Sān Huáng Pào Chuí Quán.
Che cosa sia il Sān Huáng Pào Chuí Quán lo vedremo a breve, attraverso le parole di uno dei suoi massimi esponenti a livello mondiale. Rimarrà sorpreso chi, a questo punto, si aspetta il nome di un filosofo o un maestro cinese. Ebbene, no. Non si tratta di un cinese, ma di un casaranese doc; un casaranese sui generis, però, che, pur se cresciuto nel Salento, ha “respirato” sin da bambino un’aria decisamente orientale. Il suo nome è Alessandro Astore, dottore in ingegneria con un amore viscerale per l’Oriente. Ed è proprio lui che ha portato a Casarano un pezzo importante di Cina. La sua grande passione per l’Oriente e per il Paese del Fiume Giallo lo ha portato più volte in estremo Oriente, dove ha perfezionato lo studio delle arti marziali ed ha appreso i segreti costruttivi delle strutture con legno ad incastro, alle quali ha dedicato un preziosissimo volume. Ma questa è un’altra storia.

Alessandro, che cos’è il Sān Huáng Pào Chuí Quán?

Il sigillo del三皇炮锤拳 scritto con i glifi

«È uno dei tanti stili che compongono il vasto panorama delle arti marziali tradizionali cinesi, quelle che impropriamente chiamiamo tutti  “kung-fu“. Il Sān Huáng Pào Chuí Quán è lo stile marziale praticato nell’ambiente delle agenzie di scorta di Pechino. Oggi è riconosciuto patrimonio culturale immateriale della Cina. In caratteri cinesi lo stile è così scritto 三皇炮锤拳 e letteralmente lo si può tradurre come “Il colpo esplosivo dei tre talenti”. I tre talenti rappresentano il cielo, la terra e l’uomo. È importante sottolineare che il termine Sān Huáng 三皇 è  fortemente legato alla tradizione culturale cinese e fa riferimento ad una condizione di armonia in chi pratica (è immediato il collegamento con il Libro dei Mutamenti e con le tradizioni culturale cinesi a 360 gradi). Pào Chuí 炮锤 fa invece riferimento alla battaglia e alla condizione di stato ardente di quando si combatte. È uno stile caratterizzato, come il nome già suggerisce, per l’esplosività dei suoi colpi. I concetti di Yin e Yang sono facilmente riconoscibili in ogni singolo frammento della pratica di questa nobile disciplina, così come gli animali a cui lo stile si rifà ossia scimmia, orso, tigre, tartaruga e drago dai quali attinge flessibilità, mente attenta, forza, protezione ed eleganza».

Da dove ha origine questo stile?

Foto 1 – Sòng Màilún

«Letteratura e reperti storici attribuiscono l’origine dello Stile tra il 1600 ed il 1700 d.C. a Qiáo Sānxiù 乔三秀 (1^ generazione), originario di Jìzhōu (Hebei), che lo ha insegnato a suo figlio: Qiáo Hèlíng 乔鹤龄 (2^ generazione), il quale a sua volta lo ha diffuso. Il San Huang Pao Chui Quan non ha raggiunto però la sua enorme popolarità a Jìzhōu, dove Qiáo Sānxiù insegnava, ma a Beijing (Pechino), dove il Maestro non ha paradossalmente mai messo mai piede. A raccoglierne l’eredità fu, assieme a pochi altri, il Maestro 宋迈伦 Sòng Màilún (1810-1893 d.C.) (Foto 1),  che studiò le arti marziali sin da bambino ed apprese dalla famiglia Qiáo l’essenza dello stile. Acculturato ed estremamente talentuoso nel Wushù 武术 (questo il termine corretto che traduce “arte marziale”), Sòng Màilún, ancora giovane, si trasferì a Pechino (1845 – 1866), ritrovo di grandi praticanti. Cercando lavoro presso la Città Proibita, divenne in breve tempo allenatore di arti marziali alla corte del celebre Principe Chun e questo scatenò la curiosità in tanti forti marzialisti del posto che inevitabilmente lo sfidavano di continuo. Con una vittoria dopo l’altra nel palazzo del Principe Chun, Sòng Màilún ed il Sān Huáng Pào Chuí ottennero grande notorietà a Pechino.
La storia dette una mano allo stile poiché il bagliore del tramonto della grande dinastia Qing ne favorì ulteriormente la diffusione. Alla fine del XIX secolo, con l’apertura degli orizzonti del Paese, industrie e commercio fiorirono. Molti fra nobili e affaristi cavalcarono l’onda del periodo ed iniziarono ad aumentare di conseguenza le richieste di scorte atte alla protezione dei ricchi uomini d’affari. Basandosi sulla grande reputazione conquistata nell’ambiente delle arti marziali e sugli importanti contatti nel palazzo del Principe Chun, Sòng Màilún fondò a Pechino l’agenzia di scorta (Foto 2) (Biāojú 镖局) chiamata “京都会友镖局, Jīngdū Huìyou Biāojú”, che si distinse da subito visti i servigi offerti alla famiglia reale.
Oltre 1000 persone, pur praticando altri stili di lotta, per poter entrare a far parte dell’ agenzia dell’ormai famoso Song Mailun, dovettero apprendere lo stile da lui tramandato. Questo contribuì all’evoluzione dello stile e al continuo aumento della sua fama.
Quando nel 1900, successivamente alla rivolta antioccidentale dei boxer, l’Alleanza delle otto nazioni attaccò Pechino e l’Imperatrice vedova Cíxi 慈禧 fu costretta a fuggire in occidente, la maggior parte delle sue guardie personali provenivano dall’agenia Huìyǒu ed il leader della scorta armata era Li Yáochén 李尧臣 (Foto 4) (5^generazione), allievo di Sòng Caichén 宋彩臣 (Foto 3) (4^ generazione). Questi,  nipote di Sòng Màilún,  aveva raccolto il suo testimone ed era ora a capo dell’agenzia e del ramo Song dello stile che si era venuto a creare.
Dopo essere riuscito a ricondurre l’Imperatrice e la sua corte sani e salvi a Pechino, la fama di Li Yáochén crebbe così  tanto da renderlo successivamente l’istruttore di quella che poi divenne la famosa brigata “Sciabola” del 29° reggimento dell’esercito, che combatté così valorosamente contro le milizie giapponesi tanto da entrare nella leggenda. Il nome di questi combattenti echeggia ancora oggi in tante eroiche storie conosciute e raccontate in tutta la Cina.
Dopo l’invasione giapponese di Pechino, Li Yáochén venne arrestato a causa di alcuni traditori. Takeda Nishi 武田西, un ufficiale giapponese che aveva sentito molto parlare di Li Yáochén, lo sfidò a combattere. Qualora avesse vinto, il Maestro sarebbe stato rilasciato; in caso contrario avrebbe dovuto “piegarsi ed adorarlo”.
Non ci volle molto affinché l’ufficiale giapponese , che le fonti ci descrivono come valido praticante di Judo, finisse a terra due volte, nonostante la più giovane età. Takeda, di parola, ordinò immediatamente la liberazione di Li Yáochén.
Il Maestro Li Yaochen lavorò nell’agenzia Huiyou per ben 27 anni e dopo la chiusura della stessa, avvenuta nel 1921, continuò  a promuovere il wushu nel parco di Taoranting a Pechino, all’ombra di un pergolato di glicine tutt’ora lì presente.
Visse una vita lunga ed in salute, tanto che la sua carriera di artista marziale terminò  solo negli anni ’70.
Tramandò il Sān Huáng Pào Chuí al giovane Yin Shùzēng尹树增 (Foto 5) divenuto poi nel 2009 e fino al giorno della sua dipartita avvenuta nel 2012, il mio primo Maestro, colui che per primo mi guidò in questo viaggio meraviglioso.
Quella tracciata dal Sān Huáng Pào Chuí Quán è una strada tanto lunga e tortuosa quanto affascinante.  Chi come me la percorre,  deve ringraziare il Maestro Xu Zhìqiáng 许志强 (7^ generazione) (Foto 6), erede diretto del M. Yin Shùzēng 尹树增 e custode, assieme ai suoi pari, di questa secolare e gloriosa tradizione marziale».

Come sei entrato in contatto con questo stile?

«Alle volte, pensando a quello che è stato il mio percorso di avvicinamento al Sān Huáng Pào Chuí Quán non posso fare a meno di pensare a quanto “romantico” sia stato; una storia quasi d’altri tempi. Sono stato sin dall’infanzia appassionato di arti marziali e nella mia città, Casarano, in provincia di Lecce, ho iniziato da ragazzino la pratica del karate Shotokan prima e successivamente del kung fu della scuola Chang con il compianto Maestro Antonio Nutricati, pioniere delle arti marziali in Salento.
La grande passione non mi ha però impedito di continuare a ricercare, quasi consapevole che quella non era in realtà la mia strada; con il tempo la voglia di toccare con mano il wushu tradizionale cinese diventava sempre più forte. Iniziai presto a guardarmi seriamente intorno e a chiedere informazioni a chi più di me conosceva la realtà cinese del wushu. Il primo contatto fu con Enrico Storti, e grazie a lui ho conosciuto il maestro Giacomo De Angelis, che all’epoca viveva a Beijing dove praticava il Meihuaquan.
Nonostante non ci fossero stati contatti che andassero oltre qualche email, decisi nel 2009 di programmare il mio primo viaggio per la capitale cinese dove ad attendermi c’era un Maestro di sesta generazione di uno stile che fino ad allora non avevo mai nemmeno sentito nominare: parlo ovviamente del Sān Huáng Pào Chuí Quán e quel Maestro altri non era che il Maestro Yin Shùzēng 尹树增.
Giunto a Pechino, venni introdotto e presentato al Maestro Yin, che accettò con buon grado, dimostrando anche grande pazienza nei miei confronti, di prendermi sotto la sua ala (Foto 7).
Tutto ciò che è venuto dopo è stata solo la conseguenza della grande passione che dal giorno di quell’incontro non ha mai smesso di animarmi.
I miei successivi soggiorni a Pechino ed il rapporto creatosi con il Maestro Yin e con quello che sarebbe diventato il mio mentore dopo la sua morte, ossia il Maestro Xu, mi hanno permesso di toccare realmente con mano quel wushu tradizionale che tanto avevo cercato (Foto 8).
Anni di pratica ininterrotta, tanto in Cina quanto in Italia, sono stati premiati con la cerimonia Bàishī 拜师 tenutasi a Pechino il 29 ottobre 2017 quando, alla presenza di importanti maestri dello stile quali 庞连福 Páng Liánfú, 刘洪 Liú Hóng e 刘培林 Liú Péilín, sono ufficialmente diventato allievo diretto del Maestro Xu Zhìqiáng 许志强, entrando nel lignaggio ufficiale dello stile. Posso dire oggi con grande orgoglio di rappresentare l’ottava generazione del Sān Huáng Pào Chuí Quán, ramo di Sòng, ed essere l’unico occidentale a farne parte» (Foto 9).

Che cosa si intende quando si parla di lignaggio Sān Huáng Pào Chuí Quán?

«Il lignaggio rappresenta la discendenza unilineare da un maestro e ne definisce e certifica l’autenticità dell’arte marziale tramandata. Nelle arti marziali tradizionali cinesi la differenza tra i termini “studente” ed “allievo diretto” è di fondamentale importanza. Studente è colui che segue gli insegnamenti del Maestro. Allievo diretto è lo studente deputato a tramandare lo Stile e ad essere presente nella genealogia dello Stile stesso. Questo, però, si realizza solo tramite la cerimonia ufficiale che, come detto prima, prende il nome di Bàishī 拜师».

Dov’è possibile praticare quest’arte marziale in Italia?

«Per anni la mia pratica in Italia è stata solitaria e “silenziosa”: i viaggi in Cina erano numerosi e, al ritorno da Pechino, cercavo di consolidare gli insegnamenti che volta per volta il Maestro Yin prima ed il Maestro Xu poi mi elargivano. “Toccando con mano” l’importanza di un lavoro costante sul corpo, non potevo far altro che continuare ad allenarmi con dedizione e gratitudine. Da qualche anno, con il benestare del Maestro, ho intrapreso nel mio piccolo la diffusione del Sān Huáng Pào Chuí Quán nel luogo in cui vivo, a Casarano, nello specifico presso il “Parco d’Oriente”. Siamo una realtà molto intima ma posso dire che i miei studenti hanno “sposato la causa”, accettando le gioie e le soddisfazioni ma soprattutto i grandi sacrifici che una dura pratica tradizionale richiede. A Beijing il mio apprendimento avviene all’aperto da sempre, il motivo è semplice: serve a rafforzare il Qì 氣 ed a temprare ed adattare il corpo alle varie situazioni «non di comodo»; ho di conseguenza optato per me e per i miei studenti più avanzati per una pratica esclusivamente all’aperto sia durante l’estate sia durante l’inverno. Un adagio marziale recita: “冬练三九,夏练三伏” Dōng liàn sān jiu, xià liàn sān fú.
In inverno allenati nei tre jiu, in estate allenati nei tre fú . Nel calendario lunare cinese i tre jiu e i tre fú corrispondono rispettivamente ai periodi più freddo e più caldo dell’ anno.
A conclusione di questa bella intervista vorrei spendere qualche parola di ringraziamento verso i miei studenti per la forte motivazione che dimostrano quotidianamente, che contribuisce non solo alla loro crescita ma anche alla mia, ed all’aiuto che mi danno nella divulgazione logistica dello stile.
Un grazie particolare va a te, caro amico Alberto, per la disponibilità che sempre mi dimostri e che in egregia professionalità traduci. Infine, consentimi di ringraziare la persona che più di tutte ed inconsciamente ha contribuito a questo mio percorso marziale: tuo padre! Il Maestro Antonio Nutricati, il cui ricordo prezioso è custodito nel mio cuore, ma la sua prematura scomparsa mi ha lasciato una ferita aperta, che fa ancora male. R.I.P. Maestro!».

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Scrive per la Gazzetta del Mezzogiorno da circa vent’anni, occupandosi di cultura, politica, economia, costume, sport, etc. Diverse le collaborazioni con testate cartacee e telematiche a livello locale e nazionale. All’attività giornalistica affianca la ricerca. Al centro dei suoi interessi culturali vi sono la filosofia e l’antropologia. Tra le sue più recenti pubblicazioni, il volume monografico L’enigma delle fiabe sulla interpretazione delle fiabe e diversi articoli e contributi apparsi su riviste ed enciclopedie di prestigio, come la rivista filosofica internazionale Quaestiones Disputatae dell’Universidad Santo Tomás, una delle più antiche delle Americhe, fondata in Colombia nel 1580, e l'Enciclopedia di Bioetica e Scienza Giuridica.

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