Di torre in torre. Un progetto di Francesco Pio Fersini

Un sito web per valorizzare il patrimonio storico-architettonico delle torri costiere del Salento. E’ quanto realizzato da Francesco Pio Fersini, giovane esploratore ventiquattrenne di Castro, quanto mai sensibile al loro antico fascino e alla promozione della loro tutela in una terra intrisa di bellezze paesaggistiche.

0
217
Francesco Pio Fersini, nei pressi della Torre del Riccio
Francesco Pio Fersini, nei pressi della Torre del Riccio

Un sito web per valorizzare il patrimonio storico-architettonico delle torri costiere del Salento. E’ quanto realizzato da Francesco Pio Fersini, giovane esploratore ventiquattrenne di Castro, quanto mai sensibile al loro antico fascino e alla promozione della loro tutela in una terra intrisa di bellezze paesaggistiche.

Percorrere il perimetro della provincia leccese significa costeggiare un territorio munito di ben cinquantasette torri difensive, di alcune delle quali rimangono ruderi o solo il basamento coperto da vegetazione.

Con la loro sagoma cilindrica o quadrangolare, oggi vedette senza vita sulle sponde di due mari, ci raccontano una storia che risale soprattutto alla seconda metà del XVI secolo, quando fu necessario difendersi dagli attacchi e dalle incursioni via mare, nel periodo del viceregno spagnolo e dell’espansionismo turco. Erano perciò comunicanti e funzionali all’avvistamento e alle segnalazioni dei pericoli alle popolazioni dell’entroterra. Allora, quando gli allarmi erano costituiti dai richiami del suono del corno e delle campane, o dai segnali derivanti dal fumo e dall’accensione di fuochi, erano abitate dai torrieri che ne gestivano l’artiglieria in dotazione e dai cavallari, pronti a dare l’avviso ai paesi dell’interno. Non mancava poi il capotorriere, con funzione di “soprastante”, nel controllare l’efficacia della strategia anti-corsara, secondo le ordinanze di Perafan de Ribera (1563).

In base a quest’ultime anche i Comuni, come risulta dai documenti d’archivio, erano tenuti ad anticipare le diverse spese (salari, approvvigionamento, restauro, ecc.) che sarebbero poi state rimborsate.

Tali sentinelle di pietra, progettate a Napoli e costruite da maestranze locali, conservano un fascino antico che non è sfuggito a Francesco Pio Fersini, il quale le ha catalogate in un inventario personale, realizzando un archivio multimediale, ricco di preziose informazioni storico- architettoniche e corredato da foto d’epoca. Diventa così possibile un confronto diacronico tra passato e presente in un percorso a portata di click, da realizzare autonomamente attraverso la geolocalizzazione.

Francesco, come è nata l’idea e come hai portato avanti la tua ricerca?

«In seguito ad una esperienza estiva presso l’ufficio di informazioni turistiche di Castro nel 2017, è cresciuta in me la volontà di scoprire le bellezze del nostro territorio, rendendomi conto che vi erano tanti luoghi che non avevo mai visitato e che la nostra terra possiede delle ricchezze spesso sottovalutate. Nell’approfondire la mia ricerca sulle torri costiere, mi sono reso conto che le informazioni on-line erano molto scarne e lacunose, spesso frammentarie. Non ho fatto altro che conciliare informazioni da diverse fonti on-line, ma soprattutto cartacee, selezionando ed elaborando il tutto in maniera omogenea e unitaria, riconoscendo quali fossero le notizie più veritiere. Da lì è nata l’idea di una piattaforma interattiva, sempre aggiornata e onnicomprensiva, che ha portato alla progettazione e realizzazione del sito torricostieredelsalento.com».

Che cosa è risultato più interessante nella consultazione della bibliografia e della sitografia sull’argomento?

«Ho voluto raccogliere proprio tutto quello che c’era da sapere sulle nostre torri: dalla ricerca delle mappe alle foto d’epoca, per le quali, tra l’altro, la pagina FB di Fotografando Lecce e il Salento è stata una risorsa. Per quanto riguarda la bibliografia sull’argomento, oltre al recente libro di Cesare De Salve, pubblicato nel 2016, di particolare importanza è stato il testo di Giovanni Cosi (Torri marittime di terra d’Otranto,1989), studioso della documentazione d’archivio. Il suo libro ci regala uno spaccato della realtà del tempo, quella dei cosiddetti torrieri e dei cavallari, che riuscivano ad affrontare una realtà difficile e piena di rischi, una sfida quotidiana alle incertezze e alla precarietà, sulla quale oggi è bene riflettere, per renderci conto della nostra posizione, più fortunata. Mi è stato utile anche il censimento di Vittorio Faglia (1978), per riconoscere  le cinque tipologie che si trovano sparse nelle diverse aree del nostro territorio: le torri tipiche del Regno di Napoli con pianta quadrata e corpo scarpato, munite di caditoie e piombatoi per lato (serie di Nardò), oppure a base circolare, di dimensioni medie (a sud di Castro e a sud di Gallipoli), piccole (serie di Otranto) o grandi (Torre Miggiano, ecc.). E poi la  torre-masseria (ad es. Palane) o la torre-faro come quella di San Giovanni marittimo».

Un’indagine curata interamente dal giovane autore, di torre in torre, da Torre San Leonardo (provincia di Brindisi) fino a Torre Castiglione, ai confini con la provincia di Taranto, lungo la catena ininterrotta che puntella i duecento km di costa salentina. Un percorso che ha in programma di completare, a breve, proprio con le torri della costa tarantina, portando così a termine la ricerca sull’intero patrimonio turrito di terra d’Otranto.

FONTEAntonio Lupo
Articolo precedenteApposte le targhette di via Rini, via Donatori di Organi, via Croce Rossa Italiana
Articolo successivoMario Margari
Antonio Lupo
Insegnante di materie letterarie e Storia dell’arte, ha pubblicato diversi articoli, collaborando con testate telematiche e cartacee. Si interessa prevalentemente di critica letteraria e beni culturali del territorio, ambito di ricerca nel quale è anche autore di alcuni saggi.