Disagi e disservizi nella prenotazione di esami diagnostici. La denuncia di Anna Maria De Filippi

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Anna Maria De Filippi
Anna Maria De Filippi

Lettera inviata per il tramite del Tribunale per i diritti del malato di Casarano Al Direttore Generale Al Direttore Sanitario Al Direttore Amministrativo

Lì, 29.10.2020
Io sottoscritta De Filippi Anna Maria di Casarano dichiaro che il 15 ott. 2020 mi sono stati prescritti tre esami di controllo: Mammografia, MOC e Pap Test. Premetto che, essendo stata operata al seno, i primi anni ho sempre fatto esami semestrali, poi annuali e infine biennali, perché in età fuori dallo screening. L’ultima mammografia l’ho eseguita due anni e mezzo or sono. Per ben 07 giorni, tutti i giorni, dal 16 al 25 ott. corrente, escluso i sabati e le domeniche, ho cercato di prenotare l’esame mammografico al numero verde 800426060, ma senza che qualcuno vi rispondesse mai. Il 26 ottobre, persa ogni speranza di trovare anima viva dietro a quel numero verde, ho dovuto chiamare il Tdm di Lecce che vi ha provveduto immediatamente con una prenotazione per il 22.02.2021. Per il Pap Test stessa trafila telefonica col consultorio familiare di Casarano dove telefono al n. 0833/599612 per 07 giorni consecutivi, ma nemmeno un’anima viva che vi abbia risposto. Allora il 23 ott. corrente, temerariamente, mi armo di santa pazienza contro la Covid 19 e mi reco a piedi al consultorio familiare di Casarano in Vico Araldo e scopro che il consultorio è stato trasferito all’altro capo della città, cioè in via Alto Adige. Allora, armata di santa pazienza vado alla nuova sede del consultorio, ermeticamente chiusa come un carcere, suppongo contro la Covid e non contro l’utenza, dove suono il campanello di un cancello che mai nessuno aprirà. Al citofono mi qualifico e chiedo di conferire come Tribunale per i diritti del malato, per un’informazione, con tanto di mascherina e il dovuto distanziamento. Qualcuno risponde al citofono che devo telefonare, ma faccio presente di averlo fatto per un’intera settimana. Allora si affaccia alla finestra una tizia, con un distanziamento di 200 metri dal cancello e, urlando alla maniera napoletana, mi risponde di telefonare al numero riportato sull’insegna dell’Asl e cioè allo 0833/508312. Quindi, se un utente cerca su internet il numero telefonico del consultorio familiare di Casarano, gli viene fornito numero telefonico e indirizzo falsi (0833 599612 – Vico Araldo) con cui l’utenza continua a rapportarsi. Tutto questo mette in evidenza l’immagine di un’Asl squallida e sciatta, che costringe i cittadini a percorsi inutili alla ricerca di una risposta sanitaria. Per non parlare del rapporto disumano di alcuni operatori della nostra sanità, della mancanza di rispetto dei diritti più elementari e costituzionali, come quella pescivendola che si affaccia alla finestra di un pubblico servizio per urlarmi di telefonare a quel numero indicato sull’insegna dell’Asl. Capisco la paura del virus, le tensioni sociali, le incertezze del momento, la burocrazia esasperata, del distanziamento di 200 metri forse, troppo eccessivo, ma non capisco e non giustificherò mai una sanità disumana, indifferente, incompetente e strafottente pagata con i soldi dei cittadini mal serviti e presi a pesci in faccia. Pensate che sia finita qui? No! 2 Dopo la disavventura del consultorio mi permetto, mio malgrado, di scomodare il direttore del DSS il quale, per la questione del Pap Test, mi risponde al cellulare di recarmi al Cup per prenotare. Un altro sistema per evitare di andare in giro a scanso di Covid? NO! Allora, seduta stante, mi reco al Cup dell’ospedale il quale mi prenota la MOC per il 12.01.2021, mentre per il Pap Test mi viene risposto che le prenotazioni vengono effettuate direttamente dal DSS e non più dal consultorio familiare e che quel Cup dell’ospedale non era abilitato a farlo. Quindi, ne deduco che quando il direttore del DSS mi aveva detto di prenotare al Cup intendesse quello del DSS? Ma, una domanda mi sorge spontanea: come funziona l’accesso alle cure? Peggio di 30anni fa! Allora penso di telefonare al DSS per prenotare quell’esame… attendo e mi passano l’ufficio rapporti con l’estero. Penso: vuoi vedere che per un Pap test sono capaci di farmi espatriare? Preferisco esimermi dal commentare la conversazione! Allora, armata e sottolineo armata di santa pazienza, Giobbe mi avrebbe fatto un baffo e chi mi conosce… beh transeat, mi permetto di scomodare, ancora una volta, il direttore del DSS e lo informo che al Cup dell’ospedale mi hanno risposto che il Pap Test è il distretto a doverlo prenotare e se voleva usarmi la cortesia di darmi il numero di telefono per farlo. Mi risponde che devo prenotare una visita ginecologica e che sarà il ginecologo a stabilire se fare o meno il Pap Test, mi suggerisce di recarmi al distretto dove c’è la ginecologa, senza darmi orario e giorni di visita della specialista, né un telefono per contattarla. Frastornata da tanto caos, mi dico che forse sono io a non capire e decido per quel giorno di fermarmi, ne avevo avuto abbastanza di voltastomaco e che domani forse sarebbe stato un altro giorno. Infatti, il giorno successivo era sabato, il giorno dopo era domenica, il lunedì 26 chiamo un dirigente del DSS di Casarano ma non mi risponde, chiamo un altro dirigente che mi indirizza alla dott.ssa Paola Murru, coordinatrice dei consultori familiari. Finalmente mi informa che, per i fuoriclasse come me, cioè usciti dalla fascia di età dello screening, bisogna fare la visita ginecologica e che al DSS ci sono due specialiste di cui una era assente per motivi di altro servizio sanitario per tutta la settimana. Mi consiglia di telefonare il lunedì a mattina successivo e mi dà il suo nome e il numero di telefono dell’ufficio. Insomma, se questa risposta mi fosse stata data fin dalla mia prima telefonata mi sarei evitata, sicuramente la via crucis fin qui descritta. Sarebbe bastato che il servizio pubblico preposto avesse fatto bene il proprio lavoro, con una migliore organizzazione per permettere di risolvere i problemi senza andare da Erode a Pilato, ma con un semplice touch digitale. In conclusione, ho voluto rendere nota questa storia di ordinaria follia sanitaria per informare le Autorità in indirizzo affinché si rendano conto che anche in tempo di guerra pandemica la vita e la dignità delle persone non può andare in deroga, nemmeno alla stessa pandemia e per rendere edotta la popolazione sull’utilità di un prioritario servizio come quello del Tribunale per i diritti del malato nel quale ho speso una vita e continuo a farlo, col mio volontariato puro, a difendere e tutelare, non solo i diritti dei cittadini, ma il bene comune nell’interesse generale, anche di strutture ed operatori sanitari. I miei esami sono controlli, riguardano piuttosto la prevenzione, ma si dà il caso che ci sono malati oncologici gravi e meno gravi, malati cronici, cardiopatici, psichiatrici, malati di Alzheimer, diversamente abili, malati in attesa di interventi chirurgici e malati che muoiono e purtroppo ad ucciderli non è il virus. Questa mia denuncia vuole dare voce a chi voce non ha, per dire che dobbiamo avere più paura della nostra coscienza che del virus! La gratitudine, lo so, non è di chi ha la memoria corta, ma lo stesso chiedo alla Direzione Generale della mia Asl di voler fare un piccolo sforzo per sensibilizzare e sollecitare tutti gli operatori dell’Asl, dal primo all’ultimo assunto, un po’ di umanizzazione in sanità, anche nel caos dell’era pandemica. Ce n’è veramente tanto bisogno! Cordialmente.

A. Maria De Filippi