Entusiasmiamoci della bellezza che ci circonda, partendo da Casaranello. L’appello della Festa dei lettori

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Entusiasmarsi dinanzi alla bellezza.

Questo l’invito che è emerso con forza nel corso della “Festa dei lettori”, che si è svolta a Casarano lo scorso 2 ottobre nell’atrio di Palazzo De Donatis, con la formula della tavola rotonda, sul tema “L’invenzione del presente. Dialoghi intorno al valore della cultura”. All’incontro hanno preso parte Cristina Martinelli (associazione Presìdi del Libro), Giovanni Giangreco (storico dell’arte), Loredana Manco (architetto urbanista), Alessandro De Marco (associazione ArcheoCasarano), Manuela Trianni (imprenditrice).

Il richiamo all’entusiasmo è stato una costante negli interventi di Cristina Martinelli.

“Siamo convinti – commenta la referente locale dei Presìdi del libro – che sia possibile innestare sulla cultura dei processi virtuosi di natura economica e sociale. Sulla base di questa premessa e prendendo le mosse dai saggi recentemente pubblicati sulla chiesa di Casaranello e dall’interesse da essi suscitato, potremmo partire proprio da questo unicum. Purtroppo, molti casaranesi non conoscono la chiesa di Casaranello, che resta un attrattore di straordinaria importanza per la sua specificità. Per quel che mi riguarda, osservando da vicino i mosaici mi sono resa conto dell’insoddisfazione delle interpretazioni fornite, così ho provato di chiarirmi i dubbi e sono giunta a formulare l’ipotesi, suffragata dai riscontri iconografici, che la chiesa sia sorta inizialmente in ambito pagano come scuola pitagorica. Se così fosse, l’edificazione del nucleo originario della chiesa sarebbe da anticipare di alcuni secoli. Se tale ipotesi fosse confermata, la sua importanza, già straordinaria, crescerebbe esponenzialmente. Ciò che serve per valorizzare adeguatamente questo bene è un serio progetto di valorizzazione. Personalmente, mi sono mossa per cercare di far inserire la chiesa tra i siti patrimonio dell’Unesco, ma, sfortunatamente, senza successo. Il volontariato, che pure tanto ha fatto e continua a fare, non può essere abbandonato a se stesso. La domanda, quindi, è: Cosa pensare per il nostro futuro?”.

“Quando parliamo di Casaranello – aggiunge De Marco – spesso lo facciamo come se stessimo all’anno zero, ma non è assolutamente così. La nostra associazione è riuscita a riportare all’attenzione internazionale la chiesa di Casarano. Purtroppo, non possiamo ignorare che gli unici siti che funzionano sono quelli alle dipendenze del Ministero. Detto questo, bisogna ragionare in termini concreti, cercando di uscire dal campanilismo”.

“Bisogna capire – precisa Giangreco – quanto la gente percepisce un monumento come entità sociale. C’è uno scollamento tra la gente e i luoghi che non sono vissuti. Nel caso di Casaranello, la fruizione del bene è resa difficoltosa dalla gestione dello stesso da parte sia della parrocchia sia del Comune. Ora, il proprietario, però, è il Comune. La domanda, a questo punto, è: il Comune vuol fare il proprietario o no?”.

“In realtà – argomenta Loredana Manco – ci sono dei cittadini e delle associazioni che si spendono per il territorio e lo fanno con tanto impegno, ma spesso sono isolati. Ognuno lavora per sé. Bisogna pensare a una progettazione condivisa. Altrimenti è difficile riconoscere l’identità di un luogo. C’è differenza tra spazio e luogo. Lo spazio è irrelato, il luogo, invece, è l’interazione con l’uomo. Le piazze sono state svuotate da contatti relazionali, storici e sociali. Una proposta concreta potrebbe essere la rigenerazione urbana dell’area di Casaranello. Sappiamo che la strada che costeggia la chiesa originariamente non c’era. Si potrebbe pensare, dunque, di chiuderla senza interventi invasivi, ad esempio, utilizzando dei materiali riciclati per chiuderla provvisoriamente, in modo tale da ricreare le continuità tra piazza e chiesa”.

“È sentire comune – conclude la Trianni – che noi casaranesi amiamo frequentare altre città, altri paesi per poi continuare a lamentarci dicendo che ‘a Casarano non c’è nulla’! In realtà siamo noi che da tempo non riusciamo ad essere comunità, siamo i primi a sottovalutarci e a non saper riconoscere le bellezze del nostro territorio. Ci manca l’identità territoriale, quel sentimento di appartenenza che lega le persone al posto in cui vivono. L’identità di un territorio è sicuramente un valore che deve essere ben amministrato e diffuso. È necessario continuare a studiare, osservare, investire… Sì, investire, perché è questo che noi casaranesi dobbiamo fare. La domanda è: chi deve farsi carico di investire sul territorio? L’amministrazione pubblica? Gli operatori privati? Forme aggregative miste? Naturalmente il discorso è molto complesso, vi sono differenti ambiti di responsabilità, diverse ‘vocazioni’ e ruoli specifici. Ma la cosa importante è trovare il modo per accendere la miccia del cambiamento e attivare un percorso migliorativo per aumentare il benessere locale e i ricavi stessi del sistema locale. Costruire un modello per valorizzare il territorio non è impossibile, è un percorso da costruire e si parte sempre, guarda caso, dalle persone”.

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Scrive per la Gazzetta del Mezzogiorno da circa vent’anni, occupandosi di cultura, politica, economia, costume, sport, etc. Diverse le collaborazioni con testate cartacee e telematiche a livello locale e nazionale. All’attività giornalistica affianca la ricerca. Al centro dei suoi interessi culturali vi sono la filosofia e l’antropologia. Tra le sue più recenti pubblicazioni, il volume monografico L’enigma delle fiabe sulla interpretazione delle fiabe e diversi articoli e contributi apparsi su riviste ed enciclopedie di prestigio, come la rivista filosofica internazionale Quaestiones Disputatae dell’Universidad Santo Tomás, una delle più antiche delle Americhe, fondata in Colombia nel 1580, e l'Enciclopedia di Bioetica e Scienza Giuridica.