Esser partigiani per amore

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esser partigiani per amore. Didala Ghilarducci e Chittò

Fare e rimanere nella storia sembrano imprese da eroi, da persone con vite all’estremo, teste geniali e corpi come macchine, il cui rapporto sforzo-resa sia ottimale. Invece, per fortuna, sono le forme di resistenza a renderci intramontabili, l’essere normali è già un’impresa eccezionale… d’altronde.

Se, ad esempio, fosse il maggio del ’42 e una giovane donna appena sposa fosse a pranzo con suo marito, un ufficiale, quale meraviglia se decidesse di indossare un abito chiaro, leggero, magari di chiffon? Nessuna… ma era un maggio di guerra, era una caserma militare e lei era l’unica donna, poco più che ventenne.

E se, invece, fossimo appunto in una caserma militare, a mensa, e un colonnello redarguisse un tenente per una qualsiasi ragione, quale meraviglia se questi, sull’attenti, chinasse il capo e ossequioso proferisse solo un “signorsì signore!”? Nessuna, ma era sempre il maggio del ’42 e lui era Chittó, al secolo Ciro Bertini, classe 1920, aveva con sé la sua sposa, da non più di 100 giorni, che indossava un abito di chiffon bianco e sebbene potesse destare qualche occhiata in più in quel luogo, non occorreva che andasse a vestirsi, come il colonnello aveva ordinato.

Ecco, ci sono stoffe resistenti pur non avendo nulla di speciale, o forse sí, proprio la trasparenza le rende tali.

Chittó era un ragazzo gracile, vissuto troppo poco anche solo per avere consapevolezza di cosa fosse un atto di eroismo…ma le scelte biodiverse hanno il grande potere di riverberarsi ed è così che Didala, madre da appena una settima, prende la strada dei monti, per amore certo, non per qualche ideologia premeditata. Il resto della sua vita é dipeso dalla quella staffetta partigiana e possiamo dire altrettanto della nostra esistenza, civile e repubblicana.

Non c’è nessuna retorica che possa velare lo splendore di certe posizioni così alternative al comune sottostare. Qualche anno fa le chiesi: “Signora Ghilarducci, non aveva paura? Vedova appena dopo esser diventata madre, a pedalare in su e giù con un neonato da allattare?”, “ah se ne avevo, ma avevo più paura a rimanere ferma, “bimba” (tipicamente toscano)… e io sono Didala… chiamami Didala”.

A raccogliere certe memorie ci si sente un po’ speciali, privilegiati, ma a rifletterci bene, quello che ci lasciano, è l’impegno ad esser trasparenti, non invisibili, e di fare della trasparenza la normalità.

Con il suo tempismo da resistente, dopo aver commemorato la liberazione a Sant’Anna di Stazzema il 25 aprile del 2012, serena, sulla sua poltrona, Didala ha deciso che fosse l’ultima discesa da quei monti, che fosse il tempo di lasciarci il testimone. Proviamoci! Esser Partigiani per amore (dal titolo del suo libro edito M. Del Bucchia, 2007) nel 2020, oggi che non siamo in lotta partigiana (noi no…qualcun altro si!) significa prender parte, posizione… e se per caso avessimo bisogno di annusare la storia della Resistenza, per immedesimarci, proprio in questa data, 12 agosto, una passeggiata a Stazzema (Lu).

Ad ogni scalino il pensiero va ad un civile trucidato, ad ogni passo il magone per un bimbo cavato dal ventre della madre… una delle pagine della storia italiana scritte con l’inchiostro più nero tra le trame di un vestito bianco.

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Chiara Mighali
Appassionata di lingua dei segni, danze popolari, storie di Resistenza, innumerevoli e incoerenti teorie e pratiche, vive a Seclì con un atipico approccio ai luoghi, «nessuno mi appartiene ma tanto ovunque è casa». Da 34 anni frequenta la scuola, il mondo nel mondo, giocando clandestinamente d'anticipo all'inizio; perdendosi nella Filosofia ad un certo punto; facendo della precarietà la sua bandiera prima, del Sostegno la sua mission poi. Oggi, insegnante-assistente alla comunicazione ancora alla ricerca del filo rosso della propria esistenza esperienziale. Pensiero emergente? Lo «svantaggio» è solo un punto di vista, invertendo il senso di marcia la coda passa in testa.