Fattela cu lu meju te tie…

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fattela cu lu méjugeasse te tie
Foto: Daniele D'Amato

Una volta, diversi decenni fa, di fronte ad amicizie poco gradite i genitori esortavano i figli a una maggiore attenzione nella scelta degli amici. Naturalmente la prole non aveva alcun diritto di replica, altrimenti il padre, nella sua indiscussa autorità, avrebbe praticato al figlio renitente un” lisciubussu”( lisciare e bastonare) che sarebbe rimasto impresso a vita. In questo mondo perduto non albergavano “mugnulusi” (capricciosi), né si accettavano “icchinnonne” (sic et non). 

Fattela cu li meju te tie!

 Ma quale criterio di scelta proponevano gli augusti “parenti”? La ricchezza? L’indiscussa moralità? Le affinità elettive?  

La risposta, probabilmente, compendiava tutti questi aspetti.

Fattela cu li meju te tie! 

Planando nella letteratura, molto interessante risulta la  versione  fornita  direttamente dal grande Machiavelli che propone i classici come i migliori amici. Nella Lettera al Vettori egli racconta che, venuta la sera, si ritira nel suo scrittoio; dismette gli abiti usati durante il giorno e indossa “ panni reali e curiali” per entrare “ nelle antique corti delli antiqui homini” al fine di gustare il loro sapere.

Egli si fa sedurre “portare a sé” (se ducere) dagli antichi uomini e poi si fa “portare fuori” (ex ducare).

Che bella lezione! Il sapere prima seduce e poi rende liberi.

E, continuando, Machiavelli afferma che questo dialogo gli fa dimenticare gli affanni, la povertà e la morte.

Il grande autore invita ad annusare quel mondo tramandato dai classici, a sentirne “l’osimu” (dal greco osmè), l’odore, il profumo, per dimenticare le  meschinità e le grettezze della vita, per capire cosa c’è dietro ogni apparenza, per sconfinare oltre l’orizzonte, per decodificare la foresta di simboli, per cercare il movente della storia e il senso vero delle cose. E ciascuno lo troverà in modo diverso e lo narrerà diversamente: il popolo con grande concretezza, altri riecheggiando il mito e la storia, ma tutti col fine di debellare la vacuità dell’apparenza. 

Nel dialogo con i classici si può ritrovare il lievito dell’esistenza, l’assoluto e il relativo, il senso della bellezza e dell’equilibrio e, forse, la strada da seguire.

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Maria Rosaria Orlando
Appassionata di linguistica e fortemente convinta che le parole sono magia, incantesimo, sortilegio, emozione e... vanno lasciate in eredità.