Festa patronale come festa di comunità

"Possiamo immaginare una festa cittadina co-organizzata dai diversi attori sociali (scuole, parrocchie, aziende, associazioni, ecc.), dalle attività produttive, dall’Amministrazione, approfittando proprio di questo periodo di crisi per immaginare percorsi nuovi"

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Ripensare la festa patronale in un contesto di emergenza
Foto dalla pagina Facebook di Marco Mazzeo

È giusta e assennata la decisione del Comitato Feste di annullare la festa patronale, essendo una motivazione che attiene al pieno rispetto delle regole contingenti.

Allo stesso tempo, però, si deve considerare che non possiamo esimerci dal pensare con il cuore e con “pragmatico idealismo”.

Perché non si valuta la possibilità di una festa patronale con una formula nuova, eccezionale, vista la situazione attuale che viviamo?

Non possiamo affrontare i nuovi problemi con vecchie soluzioni.

Davanti a situazioni così “liquide” e imprevedibili non possiamo ragionare con la prospettiva manichea di fare tutto come prima o non fare nulla. Il rischio serio e reale è di non fare più niente nel futuro prossimo. Parlo per la mia comunità, che è quella che conosco meglio e a cui mi sento visceralmente legato.

Una soluzione potrebbe essere quella di ritrovarsi (anche virtualmente) attorno a “Skype” e ragionare su una possibile edizione alternativa della festività sotto la guida dal Comitato. Non è giusto, né rispettoso nei confronti dell’egregio lavoro svolto dal Comitato in questi anni, lasciarlo da solo a gestire una situazione di emergenza che, invece, ora più che mai, richiede unità di intenti e di vedute. È vero: l’incertezza del momento non permette la programmazione di eventi in grande stile, come quelli ai quali il Comitato ci aveva abituato. Nonostante ciò, possiamo immaginare una festa cittadina co-organizzata dai diversi attori sociali (Scuole, parrocchie, aziende, associazioni, ecc.), dalle attività produttive, dall’Amministrazione, approfittando proprio di questo periodo di crisi per immaginare percorsi nuovi, che magari possano diventare tradizione a partire da questa situazione drammatica.

Una nuova festa patronale: capovolgiamo il nostro pensiero, ragioniamo col cuore e facciamo con la mente!

Un testo illuminante di Rajan analizza le società individuandone tre “pilastri” fondamentali: la comunità; la politica; l’economia. Ogni epoca è segnata dal disequilibrio fra le tre componenti e dal successivo sforzo di ripristinare i giusti pesi.

Noi abbiamo vissuto in un periodo di strapotere dell’economia, in cui il pilastro della comunità è stato quasi del tutto annullato.

Allora, almeno nel nostro piccolo, operiamo il cambiamento; riprendiamoci la nostra festa patronale e facciamolo come Comunità, dando alla parola Comunità, ormai abusata, un senso e un orizzonte concreto.

C’è consapevolezza che la situazione attuale non permette di calendarizzare appuntamenti. Per questo, tralasciamo la data di maggio, non è importante quando si farà; è più importante, per la nostra comunità, sapere di avere un obiettivo per cui essere impegnati.

Abbandoniamo la vecchia idea di festa patronale

Proviamo ad abbandonare l’idea canonica di Festa Patronale; immaginiamo nuovi esiti; sfruttiamo questa occasione per interrogarci su come ci piacerebbe fosse la nostra Casarano per una volta, con la libertà di poter cominciare da zero e con la consapevolezza di poter sbagliare, ma in buona fede.

Pensiamo una festa nel centro storico; immaginiamo di esaltare qualche tratto distintivo della nostra proverbiale operosità artigianale ed industriale; recuperiamo qualche tradizione da innovare; pensiamo a qualcosa che possa diventare un unicum…

E magari, dall’anno prossimo, avremo una festa più bella, più nostra e che ci ricorderà sì lo smarrimento di un momento difficile, ma anche l’orgoglio di aver saputo reagire. Insieme!