Ientu te retu

0
585
ientu te retu
Foto: Daniele D'Amato

La lingua  racconta tutto di noi: chi siamo, da dove veniamo, la nostra visione di vita, il nostro modo di stare al mondo, le contingenze storiche. 

La lingua è scienza, arte, magia, sentimento, saggezza popolare.

Ientu te retu

Che bella espressione liberatoria ha coniato il popolo salentino per indicare la possibilità di allontanare da se stessi qualcosa di non gradito. 

C’è una persona che attenta al vostro equilibrio? Non sempre è necessario un gesto di rottura, a volte basta solo un po’ di vento a favore per scacciarla dalla vostra vita.

Il Salento è ièntu

Quando il vento è forte bisogna opporre resistenza, non si può rimanere passivi perché il vento scompiglia tutto, cambia l’ordine delle cose, attribuisce d’imperio un assetto non previsto. 

Per una folata di vento, per uno “scarcagnizzu” i destini si arruffano e, a volte, i nodi non si sciolgono più. E a quel punto il percorso deraglia: attraversa tunnel oscuri, anfratti angusti, solca infiniti silenzi, marca mondi paralleli, ritorna nei binari della vita, ritrova la luce…oppure la perde per sempre.

Se vento deve essere è preferibile un vento di tramontana: l’algida signora si desta con calma, pianifica con lucidità, riflette e poi…sferza con vigore.

Lo scirocco, invece, è subdolo, si insinua, pervade, blocca il respiro, intrappola il destino in un pantano, fa proliferare germi che rodono i contorni della vita.

Sopravvive nell’eterna commedia umana “la ientisciata” cioè la persona imprudente, precipitosa, superficiale, avventata, che agisce d’impeto. Altra declinazione è lu “cerniientu” ovvero chi setaccia il vento, vale a dire la persona inconcludente. Chi se la spassa è chi sta “a bbientu”, purché l’ozio non si prolunghi eccessivamente; ma chi se la gode è colui che dà una spinta metaforica a qualcuno che gli ammorba l’esistenza. 

E allora… ièntu te retu.