Il campeggio è biodiverso

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il campeggio è biodiverso
Foto: Chiara Mighali

Ci sono luoghi in cui si respira serenità, la giusta dimensione del tempo; lí la natura prevale, le cicale e i grilli si accordano alle cerniere e al velcro, qualche volta alle stoviglie, alle gavette nelle pilozze.

Scricchiolano rami di pino smilzi, casca una pigna, frena una bici sul brecciame, vola una mosca ed echeggia un “shhh”: è l’ora del silenzio.

Come possa la condivisione di spazi regalare libertà rimane un mistero: sarà quel circolare seminudi se è estate o abbinati approssimativamente se è inverno; sarà la prossimità al mare, il sale che ritorna addosso alla prima folata di vento, che in agosto attendi come manna; oppure è l’aria fresca di montagna; sarà quella regola tatuata ai polsi dal momento in cui prepara il primo zaino, monta la prima canadese, gonfia il materasso, quella si dice faccia “campare 100 anni”.

Che poi, il campeggiatore alle prime armi non gonfia nulla, vuole sentire il terreno sotto le costole e stoico si concede solo un tappetino da yoga; man mano il giaciglio lievita, tendenzialmente in maniera proporzionale all’esperienza, all’anagrafe, ai componenti della famiglia e di riflesso, all’altezza della propria “capanna”, igloo, canadese, tunnel o gazebo che sia.

Ci sono tende in cui è possibile entrare ed uscire in piedi, materassi da far invidia ai memory, autogonfianti, ci sono tavolini che stanno in una pochette, lavatrici da taschino…

Esagero, ma c’è di vero che in campeggio il necessario è minimizzato, essenziale, compatto. Programmarlo è una di quelle esperienze in cui l’umano fronteggia due suoi acerrimi nemici: il superfluo e le formiche.

Con il secondo la lotta finisce presto, appena arrivati, vincono loro e stop, però giocano in casa: facile! Con il primo urge fare introspezione e patteggiare… patteggiare.. rinunciare!

Il campeggio offre chiaramente soluzioni dalle più borghesi alle più spartane, super mobil home, bungalow, tendaggi modello harem laddove non occorre portare nulla e poi semplici piazzole ombreggiate, spoglie, che con magia si animeranno di tutto ciò che il baule degli avventurieri Mary Poppins saprà contenere… ed è lui, campeggiatore in tenda, a meritare il premio biodiversità.

Ogni mattina un campeggiatore in tenda si sveglia e sa che dovrà…. camminare!

Per le abluzioni mattutine-pomeridiane-serali, per la doccia post nuotata, per gettare la differenziata, per lavare le stoviglie, per la direzione, per un caffè non autogestito, per recuperare qualcosa dalla propria auto, per il bucato e poi perché..una passeggiata nella natura non la fai, all’alba magari, quando i piccoli dormono e la meraviglia è appena dietro una zip?

Nulla di più salutare, tant’è che se da un lato ti ritrovi, vicini di piazzola, la coppietta diciottenne, nuovi di zecca, a chiederti il martello per i picchetti, dall’altra potrai avere l’incallito, abbronzatissimo, sugli ottanta, dal fisico asciutto e resistente, che se gli sei simpatico ti offre anche il risotto fumante preparato sul fornellino en plein air.

Lui si che quella regola degli «affari» l’ha fatta sua: mezzo sorriso di saluto e in libertà ritorna, senza fronzoli, a farsi i propri.

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Chiara Mighali
Appassionata di lingua dei segni, danze popolari, storie di Resistenza, innumerevoli e incoerenti teorie e pratiche, vive a Seclì con un atipico approccio ai luoghi, «nessuno mi appartiene ma tanto ovunque è casa». Da 34 anni frequenta la scuola, il mondo nel mondo, giocando clandestinamente d'anticipo all'inizio; perdendosi nella Filosofia ad un certo punto; facendo della precarietà la sua bandiera prima, del Sostegno la sua mission poi. Oggi, insegnante-assistente alla comunicazione ancora alla ricerca del filo rosso della propria esistenza esperienziale. Pensiero emergente? Lo «svantaggio» è solo un punto di vista, invertendo il senso di marcia la coda passa in testa.