Il mistero della libertà

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il mistero della libertà
Foto: Gigi Garofalo

Caro Alberto,
qualche giorno fa, quando mi trovavo ancora nel pieno della vendemmia, ascoltando distrattamente la radio attraverso l’auricolare, mi è sembrato di sentire nominare la città di Casarano. Ho atteso il notiziario successivo per capire di cosa si trattasse e rendermi conto della drammatica circostanza con la quale avete dovuto rapportarvi. Il ragazzo reo-confesso del delitto dei due giovani leccesi, è un vostro concittadino …mi sono sentito casaranese fino alle ossa ed ho pensato ai miei amici di laggiù.
Paura, rabbia, tristezza, angoscia … tutto quanto lì, tutti pensieri rimescolati, confusi …
È stato un brutto risveglio dal torpore della quotidianità ed i pensieri non riuscivano a trasformarsi in parole, ma per sublimazione diventavano direttamente preghiera.
Poi …
– Paolo, ho bisogno di te! Hai sentito cosa è successo in questi giorni? Si tratta dell’omicidio di quella coppia di ragazzi a Lecce. L’assassino è un loro ex coinquilino, un ragazzo di 21 anni di Casarano. Oggi ho letto un articolo proprio brutto, fuori contesto e spesso anche privo di sensibilità, aiutarmi a capire!
A scrivermi è stata una ragazza di Casarano, coetanea del “reo-confesso” e mia amica “per l’essenziale”. Il silenzio è diventato insufficiente e ho dovuto ricercare parole solide tra i mille pensieri liquidi, accettando la sfida.
Mai e poi mai avrei potuto nemmeno immaginare di mettermi ad analizzare, interpretare, giudicare, la vicenda in se stessa. Però, quello che L. mi mostrava era la sua necessità di comprendere come stare davanti ad un fatto così drammatico … e questo era il mio stesso bisogno.
– Cosa ti ha colpito di più di tutta la storia?
– Ha la mia stessa età, è del mio stesso paese, siamo cresciuti nello stesso contesto, con la stessa gente … è assurdo!
– Ti ha fatto paura, rabbia, o cosa?
– La cosa mi lascia..  tristezza. Non rabbia, nemmeno paura, ma tristezza. Penso a tutte le persone che avrà incontrato … io stessa avrei potuto incontrarlo … chissà se avrei potuto aiutarlo … la cosa mi lascia tristezza.
L. scrive a raffica, come sanno fare i ragazzi di oggi, ma io non sono altrettanto veloce nel comprendere dove stia il punto che stiamo cercando, allora domando …
– Cosa non ti fa avere paura? Stessa città, stessa età, stesso contesto …
– No, non ho paura. Sono triste perché penso che nella stessa città io ho avuto il piacere di incontrare tante persone che mi hanno fatto dire ‘Grazie!’ Perché a lui non è successo? Nessun professore, nessun coetaneo, in famiglia, in chiesa … Durante il tirocinio in ospedale, nessun medico, nessun professionista è riuscito a notare nulla? Poi le due giovani vite spezzate … sono triste e incredula.
Caro Alberto, il punto forse non è più tanto nascosto. Di fronte ad un dramma così si può scegliere di arrovellarsi e sfornare interpretazioni che analizzino l’esito, trascurando la causa. Io l’esito lo lascio a chi per mestiere dovrà analizzare il caso specifico, ma la causa forse non è poi così distante da me, da noi. Dal vuoto che a volte si prova, dal bisogno di significato, dalla sete di verità e giustizia che si annida dentro ogni cuore.
La forza ed il coraggio di mettere a tema questi bisogni primari sono diventata merce rara e la compagnia in cui condividerli … una grazia! A noi non è dato di governare la libertà degli altri, ma è data la possibilità di cogliere ogni occasione per ricominciare a domandare.
… Poi ci sono ragazzi come L., che difronte alla realtà più dura, foriera di paure, rabbia e tristezza, ha scelto la parte migliore. Non la paura, che ti fa scappare o girare dall’altra parte. Non la rabbia, che ti fa essere violento con te stesso o con gli alti. Ma la tristezza, che ti fa domandare.
Grazie a L. e alla sua libertà, che le fa dire: “ho avuto il piacere di incontrare tante persone che mi hanno fatto dire ‘Grazie!’ “. Non basta che accada qualcosa di bello, non basta nemmeno guardarlo, occorre lasciarsi colpire.
Perché altri non vedano, rimane un mistero. Il mistero della libertà, a cui pure nostro Padre ha voluto sottostare. Questo non ci toglie la responsabilità, ma anche la gioia, di riempire il mondo di sguardi luccicanti di commozione e gratitudine, così che tutti i ventenni (e non solo) di Casarano e del mondo  (carceri comprese) possano dire “grazie per averti incontrato”.
Un abbraccio

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Paolo Argnani
Classe 1965 vive da sempre in Romagna e il suo legame con Casarano è dovuto all'amicizia col caro Eugenio. Contadino, marito, padre, nonno, fratello, figlio e amico, ama la vita e chi gliel'ha donata. Qualcuno una volta valorizzò un suo scritto e lui ne rimase meravigliato. Da allora prova a scattare qualche foto qua e là, usando le parole al posto dei pixel. Il suo desiderio non è tanto quello di mostrare il bello, il buono e il vero che ci circonda, ma piuttosto di incuriosire, provocare e stimolare il cuore, la mente e la libertà di chi legge.