Il primo giorno di scuola

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il primo giorno di scuola
Foto (Valentina Cappilli)

L’estate sta finendo e un anno se ne va, sto diventando grande, lo sai che non mi va!” – cantavano i Righeira negli anni ’80 con ritmo ed energia.

Siamo a settembre, profumi e colori di fine estate che preannunciano l’inizio di un nuovo anno scolastico.

Come sarà? Dopo due anni di chiusure e aperture, due anni di mascherine e quarantene, due anni di dad, di did e ordinanze istituzionali di complessa interpretazione, si torna a sperare nella serenità tra i banchi di scuola.
Sulla spiaggia i bambini costruiscono i loro castelli di sabbia, fanno e disfano forme, riempiono e svuotano secchielli d’acqua, sorridono sereni nelle loro ultime giornate di vacanza.

Ricordo con piacere e nostalgia i primi giorni di scuola da piccola.

Adoravo fare i compiti in giardino, con in viso i caldi raggi del sole, nell’aria il profumo del mosto che inebriava le calde giornate di settembre e l’odore dei libri nuovi e delle matite appena temperate.

E come era bello il primo giorno di scuola.

Mi pervadeva una macedonia di emozioni. Paura, ansia, gioia, speranza, curiosità, stupore, timidezza…

Non un giorno qualunque di scuola, ma il primo. Il giorno in cui conosci o riabbracci i compagni, amici e poco amici, il giorno in cui rivedi insegnanti e ne conosci di nuovi, il giorno che ti motiva ad amare lo studio.

Come si dice, ‘chi ben comincia è a metà dell’opera’. Beh, il primo giorno di scuola è un trampolino motivante a livello cognitivo, emotivo e sociale da cui fare il giusto salto nel mare della conoscenza.

Non è un caso che noi docenti impieghiamo le energie di inizio anno per progettare attività di accoglienza. Intuire, pensare, anticipare le emozioni dei nostri alunni, stupirli per poterci agganciare al loro animo, è il primo passo da fare per iniziare con serenità il nuovo percorso scolastico.

“Il primo giorno di scuola è il momento di portare in classe non i nostri «umori» ma i nostri «amori»”, ha scritto D’Avenia qualche giorno fa. E quest’anno, ancor di più degli anni passati, noi insegnanti dobbiamo portare tra i banchi di scuola l’amore per l’infanzia, l’amore per la conoscenza, per il mondo, l’amore per la nostra professione, l’amore per la persona e per la vita.

Con la speranza che sia un anno scolastico sereno e ricco di emozioni, auguro un buon inizio a tutti!

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Valentina è docente di scuola primaria, specializzata sulle metodologie didattiche della disabilità. Fervente sostenitrice dell’inclusione di qualità, il suo mestiere è ispirato a una frase di Pennac che racconta: «ogni studente suona il suo strumento. La cosa difficile è conoscere bene i nostri musicisti e trovare l’armonia. Una buona classe è un’orchestra che prova la stessa sinfonia».