Intervista al prof. Mauro Romano su economia, impresa e politica

Dal distretto industriale alle amministrative. "Meno pressing politico e più visioni strategiche"

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Prof. Mauro Romano
Prof. Mauro Romano

di ALBERTO NUTRICATI

Intervista a Mauro Romano

Il «distretto casaranese» può ritornare a una «nuova» centralità, a patto di essere sostenuto da forze nuove, in grado di recuperare e valorizzare lo spirito di comunità.
A sostenerlo è Mauro Romano, ordinario di economia aziendale all’Università «Aldo Moro» di Bari e docente di economia aziendale all’Università di Roma Tre, che, oltre a fornire un quadro macro e mircoeconomico della situazione attuale, indica, in via generale, alcuni possibili profili in vista delle imminenti elezioni amministrative.
Professor Romano, dopo anni di crisi, si registra una nuova vitalità del mondo imprenditoriale. Cosa si profila all’orizzonte?
«Il contesto macro-economico che stiamo vivendo, noto come Quarta Rivoluzione Industriale, è caratterizzato dal ruolo fondamentale delle nuove tecnologie. I cambiamenti e le trasformazioni in atto producono grandi opportunità, ma generano, al contempo, grandi rischi. In questo contesto, “la conoscenza è la nuova base della ricchezza”. I saperi dovranno sperimentare formule nuove, interdisciplinari e interconnesse, per dialogare, confrontarsi, ridefinire linguaggi, metodi e approcci, nella scia della grande lezione dell’Umanesimo, primo e ambizioso tentativo per combinare le arti e le scienze».
Professore, lei è di Casarano; distretti industriali come quello casaranese possono tornare a giocare un ruolo di primo piano per il Sud del Paese?
«La questione meridionale, benché cambiata rispetto al passato, resta irrisolta. Per affrontarla serve un patto inter-istituzionale di grande respiro, che faccia leva sulle energie vive presenti: capacità imprenditoriali, competenze, riscoperta e valorizzazione di antichi mestieri, voglia di riscatto, risveglio della società civile, nuova centralità del Mediterraneo, qualità della vita, bellezza, arte. C’è, poi, una ulteriore risorsa sulla quale puntare. Sono i giovani. Vero investimento per il futuro. Infine, c’è da recuperare la dimensione umana del fare impresa. In questa prospettiva, ci sono tutte le premesse per una nuova “centralità” del distretto casaranese. Ma serve aver appreso dal passato almeno due lezioni: innovare “in casa” e creare un patto di territorio, al fine di creare condizioni aperte e condivise nella governance di traiettorie di crescita».
Quale ruolo possono avere le Istituzioni pubbliche locali, chiamate a breve a rinnovarsi anche a livello comunale, per promuovere e favorire i processi di cui si è parlato?
«Mi auguro che la Politica cittadina trovi forze nuove e giovani, espressioni della società civile, che sappiano recuperare e valorizzare uno spirito di comunità. Credo molto nella capacità delle giovani generazioni di dare una nuova legittimazione alla democrazia rappresentativa, soprattutto a livello locale, valorizzando strumenti e linguaggi della tecnologia, ma reinterpretando, con sensibilità innovata, valori universali come la giustizia sociale, il decoro urbano, l’attenzione alle disuguaglianze, la legalità, la priorità del “bene comune”. Non si può improvvisare: serve un’idea precisa di quello che si vuole fare, un’idea di Città che sappia liberare energie civili, creatività, senso di appartenenza, cittadinanza responsabile. E, per questo, occorrono competenze vere, responsabilità e una nuova consapevolezza nella gestione del Bene Pubblico… servono giovani che abbiano fatto percorsi formativa di eccellenza e che siano portatori di esperienze vere, di idee innovative, di entusiasmi e linguaggi nuovi e di tanta passione civica».

In vista della Amministrative, il prof. Romano auspica l’avvento di classi dirigenti giovani e preparate alle sfide dei tempi

Per rilanciare un territorio c’è bisogno di programmazione, di analisi, di «vision», tanto a livello industriale quanto a livello politico.
Ne è convinto il professore Mauro Romano.
«L’obiettivo di fondo di una programmazione economica che coinvolge il territorio – sostiene l’accademico – deve essere chiaro e “misurabile”; deve orientare le scelte riportandole ad una precisa progettualità. Allora mi chiedo: cos’è “un territorio di qualità”? Quali sono gli “aspetti di competitività” del territorio sui quali si vuole far leva? E quali le “risorse” da attivare? Molto spesso, nei numerosi documenti della programmazione territoriale, manca una risposta chiara a questi interrogativi».
Ancora una volta si riconosce il ruolo strategico delle politiche locali.
«Il ruolo fondamentale di chi gestisce un processo di crescita territoriale – argomenta Romano – consiste nella selezione delle iniziative più interessanti. Tale processo richiede un accurato lavoro di analisi e valutazione dei progetti e deve individuare quelli realmente in grado di contribuire alla crescita del territorio nella direzione indicata dalla vision: si parla, a tal proposito, di coerenza dell’azione strategica. Purtroppo il sistema di governance degli enti locali risente, spesso, eccessivamente della “pressione politica”.
Tale pressione è così vigorosa, per le comprensibili ragioni di ricaduta in termini di consensi, che, alle volte, non trova adeguato riparo nella forza e nella chiarezza della visione strategica, impedendo al management pubblico di attivare concreti strumenti di contrasto rispetto a pressioni, richieste, imposizioni.
In altri termini, la formulazione di una chiara visione può divenire un efficace strumento di governo manageriale del progetto strategico, incardinato sì nelle visioni della politica, ma svincolato da pressioni inaccoglibili e incoerenti rispetto al percorso di crescita territoriale voluto e formulato in sede di pianificazione e portato avanti da una nuova classe dirigente preparata e competente».

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Alberto Nutricati
Scrive per la Gazzetta del Mezzogiorno da circa vent’anni, occupandosi di cultura, politica, economia, costume, sport, etc. Diverse le collaborazioni con testate cartacee e telematiche a livello locale e nazionale. All’attività giornalistica affianca la ricerca. Al centro dei suoi interessi culturali vi sono la filosofia e l’antropologia. Tra le sue più recenti pubblicazioni, il volume monografico L’enigma delle fiabe sulla interpretazione delle fiabe e diversi articoli e contributi apparsi su riviste ed enciclopedie di prestigio, come la rivista filosofica internazionale Quaestiones Disputatae dell’Universidad Santo Tomás, una delle più antiche delle Americhe, fondata in Colombia nel 1580, e l'Enciclopedia di Bioetica e Scienza Giuridica.