La felicità è a tratti non a punti

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La felicità è a tratti non a punti

Il fatto di essere biodoversi non ci nega la possibilità di avere missioni in comune: la ricerca della felicità è una di queste.

La ricerca della felicità addirittura ci rende umanamente migliori da quadrupedi, pennuti, ovipari etc.

Può sembrare io stia facendo il confronto con gli altri animali ma no, intendevo dire con noi quando chiniamo troppo il capo guardandoci solo i piedi (quadrupedi), quando ci trascuriamo, magari non solo esteticamente (pennuti) oppure coviamo… coviamo rabbia, risentimento, rimpianto, rimorso, rinuncia (vedi dizionario lettera R… rancore… esatto!).

Se riuscissimo a essere umani quella missione l’avremmo già vinta.

Nulla toglie che si viva per cercarla, la felicità. Siccome, poi, siamo animali logorroici e pettegoli, scriviamo teorie a riguardo, il più delle volte a riguardo di altri. Tutti, venuti da tempi e spazi lontani, abbiamo la teoria della felicità a portata di mano e perché no, dell’infelicità.

Io ho conosciuto un infelice, si si, proprio un poverino, “gioia mia…”, un triste bambino, “la madonna l’accompagni”, un bambino diventato ragazzo, “destino crudele”, uno sfortunato ecco, diventato uomo.

Mario, origini pugliesi, trapiantato in Emilia, un due ruote ben piazzato. Di lui due cose posso dire di conoscere: la teoria della felicità a tratti e il sarcasmo.

La prima ha un antefatto, da piccolo fiumi di sconosciuti a commiserarlo e a commiserare la sua famiglia. “Mi chiamavano l’infelice” mi raccontò e magari era a fare castelli, impanato con protezione solare e sabbia, d’estate, come qualsiasi pargolo, spensierato.

Intenti tutti a parlare come se non fosse dotato di ascolto, di capacità di rispondere e anche di inveire a questo punto, rivolgevano sguardi amorevoli a lui e domande sul suo conto ad altri.

Domande ed esclamazioni del tipo: mangia da solo? Chissà che sofferenza! Povero piccolo è sfortunato.

Beh, credo Mario abbia faticato come tutti a trovare la sua strada e la sua felicità ma a un certo punto ha partorito la teoria più bella. Sei felice Mario? “Come tutti, a volte si a volte no. Ma non a punti si e a punti no, perché il punto non ha dimensione, rimane tale. Sono felice a tratti, i tratti con impegno si possono allungare e chi lo sa che, allunga allunga, non diventi, la vita, una linea retta felice”.

Perché sarcastico? Un giorno su un social scrisse “è finita!”, tutti a chiedergli come stesse, a ricordargli quanto la vita fosse bella, il signore (?) è grande… nulla, guardava la partita, 3 a 0 per la sua squadra.

Che poi esser quadrupedi, avrebbe pure un vantaggio, se proprio bisogna rinunciare a esser migliori, guardiamoci i piedi e non giudichiamo la felicità altrui.

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Chiara Mighali
Appassionata di lingua dei segni, danze popolari, storie di Resistenza, innumerevoli e incoerenti teorie e pratiche, vive a Seclì con un atipico approccio ai luoghi, «nessuno mi appartiene ma tanto ovunque è casa». Da 34 anni frequenta la scuola, il mondo nel mondo, giocando clandestinamente d'anticipo all'inizio; perdendosi nella Filosofia ad un certo punto; facendo della precarietà la sua bandiera prima, del Sostegno la sua mission poi. Oggi, insegnante-assistente alla comunicazione ancora alla ricerca del filo rosso della propria esistenza esperienziale. Pensiero emergente? Lo «svantaggio» è solo un punto di vista, invertendo il senso di marcia la coda passa in testa.