La solitudine nell’arte

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La solitudine nell'arte - mario sironi
L'opera «Solitudine» di Mario Sironi - Foto: artsandculture.google.com

La solitudine è una condizione esistenziale e anche un sentimento umano, che porta l’individuo a isolarsi dal mondo circostante, e che genera infinita tristezza.

Questo tema è stato fonte d’ispirazione per molti artisti che a secondo della propria sensibilità, hanno scelto di raffigurarla nelle loro opere.

Nessun pittore meglio di Edward Hopper negli anni ’30 è riuscito a rappresentare il tema della solitudine e dell’isolamento dell’individuo nel contesto urbano. Hopper fu definito il pittore dell’incomunicabilità, e senza dubbio è tra gli artisti americani più conosciuti e apprezzati. Nelle sue opere descrive un momento di vita quotidiana in interni americani.

La scena appare congelata, immobile e sospesa nel tempo, lo spettatore è proiettato in qualcosa che va oltre quello che appare alla vista. Il mondo sembra circondato da un deserto di solitudine, l’animo umano è immerso in un assordante silenzio. La semplicità delle scene e il mistero che le pervade, cattura la nostra attenzione e ci spinge a immaginare ciò che è avvenuto tra i personaggi ritratti, ma essi non comunicano tra loro, ognuno è rinchiuso nel suo isolamento.

Bisogna essere molto forti per amare la solitudine.

Pasolini

Crescere è imparare a stare soli e la solitudine è un’arte che non s’improvvisa. Già nel 1926, l’artista sardo Mario Sironi, raccontava quello stesso senso di solitudine e di abbandono.

Nell’opera “Solitudine”, la donna dallo sguardo triste che domina al centro di un’architettura semplice e arcaica, rappresenta la condizione di alienazione che l’uomo vive nelle grandi città. Nelle deserte periferie urbane Sironi trasferisce la sua visione della vita, aspra e dura, ritratta con colori freddi e scuri e una pennellata spezzata e filamentosa.

Rappresenta un’architettura energica e possente come quella dell’epoca fascista, nella volumetria degli edifici e delle strade e in quel senso di solitudine e desolazione che le pervade.

Un altro artista italiano che affrontò la stessa tematica alla fine degli anni ‘50 fu Alberto Sughi, il pittore che dedicò la sua personale ricerca al malessere dell’uomo e della società. Anche lui affrontò il tema della solitudine e dell’estraneità in un mondo dove predomina l’indifferenza, la superficialità dei contatti tra gli uomini e la difficoltà di stabilire rapporti profondi.

La sua è una pennellata veloce, scarna a tratti nervosa, con un disegno pungente che restituisce immagini malinconiche e decadenti. E’ evidente l’influenza della pittura di Francis Bacon interpretata in modo personale dall’artista romagnolo. Uomini e donne si muovono all’interno di camere buie o piene di fumo, nell’atto di rivestirsi o di bere, distanti tra loro, lontani pur essendo vicini.

Il male di vivere di Cesare Pavesi, toglie ai suoi personaggi ogni speranza di salvezza. Diceva Bacon “La peggior solitudine è essere privi di un’amicizia sincera”. Oggi quella solitudine è anche la nostra. Noi che viviamo immobili, chiusi nelle nostre case a guardare timorosi fuori dalla finestra, in attesa che la vita riprenda il suo cammino.