Lettera di una maestra a Babbo Natale

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lettera di una maestra a babbo natale
Foto: Valentina Cappilli

quest’anno anch’io sento il bisogno di scriverti, il bisogno di dirti qualcosa. 

Sono una maestra di scuola primaria e, in questi giorni, mentre i bambini mi raccontavano delle loro letterine e dei loro desideri, ho sentito anch’io la voglia di esprimere qualche pensiero di speranza.

Questo è un Natale diverso!

Ognuno a casa sua, davanti al proprio pc o tablet o smartphone, con sullo sfondo il proprio albero addobbato a festa, piccoli presepi luccicanti, cappelli rossi e un gran sorriso sul viso..

Ieri gli auguri di buone feste, a scuola, ce li siamo dati così.

Quest’anno la scuola è iniziata tardi, in presenza, seguendo le regole anti-covid, banchi distanti, mascherine, gel disinfettante..… 

Casi sospetti hanno portato alla chiusura dell’Istituto, poi alla riapertura e poi nuovamente alla chiusura, lasciando tanta confusione e disorientamento dovendosi districare da DDI, DAD, piattaforme, live, ordinanze da capire e interpretare, bambini e famiglie da rassicurare. 

Ti racconto di me, di noi, ma credo che in molte scuole, di molte città, di tutto il mondo, quest’anno la scuola è stata diversa. 

In più di 10 anni di insegnamento, questa è la prima volta che torno a casa, nel mese di dicembre senza brillantini addosso, niente colla a caldo sulle mani, polverine colorate in viso, nastrini appiccicati sui vestiti. 

È la prima volta che non si realizzano bigliettini augurali da portare a casa.

È la prima volta che non si addobbano a dovere finestre, porte, corridoi, che non si fa il presepe nell’atrio della scuola. 

È la prima volta che non sento sulla pelle l’emozione e il calore dei giorni di festa nelle aule. 

Abbiamo fatto giusto in tempo ad ascoltare un paio di canzoni natalizie e un racconto sull’albero di Natale, che presto ci siamo ritrovati nuovamente dietro allo schermo di un computer. 

Ed è cosi che ci siamo augurati un felice Natale, cantando e ballando, ognuno a casa sua, ma intonando le stesse note e seguendo gli stessi movimenti. Abbiamo sorriso e abbiamo sperato.

Ecco, caro Babbo Natale, sperato.. 

Per Natale vorrei che tutti i bambini potessero sorridere senza la mascherina;

Vorrei che non avessero paura di abbracciare un compagno, un amico;

Vorrei poter dire ‘Si, puoi sederti accanto a Francesco e giocare con lui’

Vorrei non sentir parlare sempre di Covid, dentro e fuori l’edificio scolastico;

Vorrei che i bambini ricordassero questo periodo solo per aver saputo usare egregiamente gli strumenti tecnologici;

Vorrei poter abbracciare i miei alunni, dare una stretta di mano, una pacca di incoraggiamento, di rassicurazione;

Vorrei poter tornare a prestare le mie penne, matite e colori, vorrei poter fare cartelloni insieme e lavorare in gruppo;

Vorrei sentir litigare due compagni di banco per una gomma persa, per l’astuccio fatto cadere a terra; 

Vorrei poter vedere il loro sorriso e la loro espressione davanti ad un bel voto;

Vorrei tornare a scuola. 

Caro Babbo, comprendo la mole di lavoro che hai quest’anno, ma ti chiedo di esaudire i desideri di tutti i bambini e di molti adulti che, come loro, sperano e sognano un domani sereno.

Con stima e affetto

Maestra Valentina

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Valentina Cappilli
Valentina è docente di scuola primaria, specializzata sulle metodologie didattiche della disabilità. Fervente sostenitrice dell’inclusione di qualità, il suo mestiere è ispirato a una frase di Pennac che racconta: «ogni studente suona il suo strumento. La cosa difficile è conoscere bene i nostri musicisti e trovare l’armonia. Una buona classe è un’orchestra che prova la stessa sinfonia».