Ma non dovevamo uscirne migliori?

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Caro Alberto,
son giorni che ci penso, che provo a raffazzonare qualche pensiero e qualche parola per decidermi a scrivertene un paio. Non che abbia nulla da aggiungere al fiume di giudizi di cui democraticamente possiamo disporre, ma perché la nostra amicizia si fonda su di un legame che non può tacere.
Ricordi? “Ne usciremo migliori!” e ci troviamo ai margini di una guerra … ai margini di sofferenza, angoscia e odio … tanto vicini ai bordi da doverci riparare e proteggere dalle loro schegge impazzite.
Le cause o le colpe non riescono a darci pace … le ipocrisie si moltiplicano a vista d’occhio e battagliando di nascosto contro la carità, si fan largo sugli schermi.
E io? E noi?
Qualche giorno fa scrissi queste parole a due carissimi amici:
“In queste ore di apprensione e sofferenza, di paura e angoscia, di dubbi e domande … cosa posso fare? Come posso vivere in modo positivo? La mia impotenza, la mia pochezza, la mia miseria, i miei pensieri, le mie fatiche … tutto offro.
Confido, spero … sono certo che le preghiere, i gesti di bontà e di gratitudine siano utili … e se vissuti nell’amicizia lo siano ancora di più.
Per questo motivo ti abbraccio forte forte, perché son certo che anche la nostra amicizia sia più forte della guerra.”
Rileggendo ora queste parole mi accorgo del rischio che mi sono assunto, quello di apparire sentimentale e demagogico.
Carissimo, ormai vivo con me stesso da più di 57 anni e ti garantisco che non mi sarei mai concesso di diffondere parole così mielose senza prima averle passate al setaccio dell’esperienza.
La guerra riguarda anche me, anche noi! No, non è una battaglia di opinioni, ma piuttosto una lotta quotidiana fatta di scelte, di decisioni, di libertà.
Decidere, scegliere cosa tagliar via, cosa abbandonare e cosa mettere in valigia.
Decidere se intervenire o aspettare, se combattere o arrendersi, se difendere o difendersi, se accusare o perdonare, se scappare o rimanere, se accogliere o rifiutare.
Decidere, scegliere, accogliere, son fiammelle, o anche solo scintille in grado di illuminare l’oscurità … perché noi portiamo il fuoco.
“Il bambino: Noi non mangeremo mai nessuno, vero?
L’uomo: No, certo che no.
Il bambino: Nemmeno se avessimo tanta fame?
L’uomo: No.
Il bambino: Nemmeno se morissimo di fame?
L’uomo: Moriamo già di fame!
Il bambino: perché noi siamo i buoni…
L’uomo: Sì!
Il bambino: E portiamo il fuoco.
L’uomo: Sì.”
(The Road – La strada di Cormac McCarthy)
Non credo esista una linea netta e invalicabile che divida l’umanità fra buoni e cattivi, piuttosto una continua e inestirpabile possibilità, concessa ad ognuno, di essere liberi, di decidere e di scegliere.
La condivisione e l’empatia per le vite degli altri, non sono astrazioni. Le opere di carità e le preghiere non sono inutili, ma ci rendono un unico popolo in lotta contro la paura e l’angoscia.
Caro Alberto, solo la tua esperienza può avallare questi pensieri trasformati in parole, solo la tua libertà può decidere se accogliere o meno questa amicizia e renderla più forte della guerra.
Da parte mia ti abbraccio forte forte.
Abbi pietà di me che, dopo aver lungamente meditato, alla fine ho deciso di toccare la freccetta di invio.
Paolo

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Classe 1965 vive da sempre in Romagna e il suo legame con Casarano è dovuto all'amicizia col caro Eugenio. Contadino, marito, padre, nonno, fratello, figlio e amico, ama la vita e chi gliel'ha donata. Qualcuno una volta valorizzò un suo scritto e lui ne rimase meravigliato. Da allora prova a scattare qualche foto qua e là, usando le parole al posto dei pixel. Il suo desiderio non è tanto quello di mostrare il bello, il buono e il vero che ci circonda, ma piuttosto di incuriosire, provocare e stimolare il cuore, la mente e la libertà di chi legge.