Per un pugno di ombrelloni

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per un pugno di ombrelloni
Foto: Daniele D'Amato

In questi giorni di caldo mi piace coccolarmi con un bel Rooibos ghiacciato aromatizzato ai frutti di bosco, una vera dolcezza al palato oltre che avere numerose proprietà nutritive.

Evidentemente non basta. Così, con moglie, figlia e suocera, me ne porto con me almeno un litro e andiamo al mare dove incontreremo i nostri compari. O almeno questa è l’intenzione.

Il maledetto virus in circolazione ci fa collocare l’ora di partenza da casa intorno alle 7:30 in modo da stare sufficientemente tranquilli di avere le giuste distanze, di trovare un posto in prima fila e di scegliere finalmente dove parcheggiare.

Il tratto di spiaggia libera che abbiamo sempre frequentato a Torre Mozza (molto meno negli ultimi anni, a dir la verità) è quello situato tra la torre alla nostra sinistra e la pineta un po’ più lontano a destra.

Qui, negli anni sono spuntati soltanto un lido e un paio di noleggio pedalò, per cui è un pezzo di spiaggia tutto sommato ancora intonso.

Quando raggiungiamo il mare però, noto una schiera di ombrelloni tutti a righe bianche e blu, o bianche e grigie. La prima impressione è che la spiaggia non sia più libera, ma concessa in uso alle vicine strutture esistenti.

Guardo meglio e non trovo alcun cartello che chiarisca tale concessione, come peraltro prevede l’ordinanza regionale.

Gli ombrelloni sono piazzati a ridosso del bagnasciuga e nessuna struttura balneare si permetterebbe di contraddire l’ordinanza regionale che prevede invece un distanziamento della prima fila di ombrelloni di almeno 5 metri dal mare.

Alla fine scopro che questi ombrelloni appartengono al vicino bar che, con l’aiuto di un giovane probabilmente senegalese, piazza gli ombrelloni e le sdraio in barba a qualsiasi distanza prevista dall’ordinanza regionale.

Osservo meglio quegli ombrelloni e, nelle tre ore circa della nostra permanenza al mare, nessun turista reclama il suo posto nei pressi di quegli ombreggianti; nessuno che si siede su quelle sdraio, nessuno che raccoglie il suo asciugamani uscendo dall’acqua.

Insomma, gli ombrelloni sembrano deserti.

Ce ne andiamo verso le 10:30, appagati in parte del bagno rinfrescante e ci proponiamo di tornare l’indomani abbondantemente prima per cercare di conquistare un posto in prima fila.

Così, la mattina dopo arriviamo nello stesso punto del giorno prima alle 6 in punto, con il sole che ancora non si è levato. E dopo circa mezz’ora vediamo spuntare il senegalese del giorno prima che sembra un venditore ambulante di asciugamani.

Mentre cammina lungo la spiaggia, lascia cadere un asciugamani ogni 3-4 passi, alla stregua di Pollicino che lasciava cadere i sassolini per ritrovare la strada di casa.

Quando ha finito di camminare il lungo e largo la spiaggia (saltando il punto in cui siamo posizionati noi), si avvia verso il bar per poi spuntare dopo qualche minuto trainando un carretto carico di sdraio e ombrelloni.

E inizia il suo lavoro: toglie l’asciugamani da terra, piazza un ombrellone, gli posiziona accanto due sdraio, come i due ladroni accanto al crocifisso e si sposta sul successivo asciugamani.

Da lì in poi si disegna il quadro nella sua completezza: il bar vicino, a ridosso dei classici noleggiatori autorizzati, occupa la spiaggia con i suoi ombrelloni per quando arriveranno i turisti a chiedergli un posto in prima fila.

Il mio Rooibos è quasi finito e prima di richiudere il thermos per tornare a casa mi chiedo: il bar avrà la licenza per noleggiare ombrelloni? Avrà la concessione del demanio pubblico per questo scopo? Avrà regolarmente registrato come dipendente il senegalese?

Domande alle quali non so dare una risposta ma che mi intristiscono profondamente e mi fanno passare la voglia di andare al mare.