Perché il bullismo

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Perché il bullismo
Foto: Valentina Cappilli

Oggi è la giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo.

Si è tempestati dai notiziari, in tv, su internet, sui social, tra i corridoi di scuola, nelle assemblee con i genitori, alle cene con i parenti.. ormai si parla ovunque delle nuove generazioni, di come sono cambiate rispetto a quelle del passato, di come si comportano i giovani, in piazza, in casa, in rete.

Ma cosa sta succedendo realmente?

Il bullismo è un insieme di comportamenti aggressivi, prepotenti, offensivi messi in atto dai ragazzi nei confronti di altri che non sono in grado di difendersi. E quando tutto ciò avviene tramite internet si parla di cyberbullismo.
È un fenomeno sociale deviante che interessa i giovani soprattutto in ambito scolastico ma che si sta dilagando sempre più in altri ambiti della loro vita sociale, anche nello sport.
Vengono denunciati atti di bullismo verbale che includono minacce e provocazioni, sociale con il fine di isolare qualcuno, diffamarlo o fisico con comportamenti violenti e maneschi.
Sono tutti atti mirati a ledere un singolo individuo che è incapace di reagire, più debole, più sensibile.
Sono atti mossi dal bisogno di sopraffare il prossimo, per sentirsi più forti, leader di un gruppo, di una gang.

Superiori per cosa? E perché?

Tutto è mosso, a mio avviso, da un disagio. È una reazione all’incapacità di capire, conoscere e realizzare se stessi. È ben risaputo che l’età adolescenziale è una tappa della crescita complessa, delicata, a volte pericolosa, intricata di domande e di perché.
Ed è la risposta, o meglio, la NON risposta a queste domande e a questi dubbi che genera insicurezza, smarrimento, senso di impotenza e inadeguatezza.
Un tempo la luce in fondo al tunnel dell’adolescenza la si vedeva grazie ai valori, ai veri valori, ai principi impartiti dalle agenzie educative fondanti quali la famiglia e la scuola, alle massime apprese sui libri, tra i testi delle canzoni, nel vivere esperienze significative con gli amici, in parrocchia, con le associazioni.

Tutto ciò, ora, dov’è?

La società, in sé, non fornisce più adeguati strumenti affinché gli adolescenti di oggi possano scoprire e riscoprire la bellezza della vita, dei sentimenti, delle emozioni.
O meglio, servirebbe forse un manuale d’uso che aiuti a districarsi nel complesso labirinto sociale odierno fatto di apparenze, di falsi miti, di sbagliate prospettive e interpretazioni, di mancati confronti e dialoghi, dove i rapporti umani non sono più tali ma sono sostituiti da like e faccine virtuali.
Se in tutto ciò aggiungiamo, poi, una pandemia che da due anni ci costringe all’isolamento e, all’uso di mascherine che cela sorrisi ed espressioni del viso, un’epidemia che ci ha sottratto la gioia e voglia di stare insieme obbligandoci ad usare sempre più gli strumenti tecnologici quale unico mezzo di comunicazione, la conseguenza di un naufragio sociale è inevitabile.

La giornata di oggi dovrebbe scuotere le coscienze di tutti, genitori, educatori, ragazzi; tutti dovremmo metterci in discussione e fare del nostro meglio per invertire la rotta, cercando di rispondere in modo adeguato e consapevole ai reali bisogni emotivi, sociali, educativi di bambini e ragazzi.

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Valentina è docente di scuola primaria, specializzata sulle metodologie didattiche della disabilità. Fervente sostenitrice dell’inclusione di qualità, il suo mestiere è ispirato a una frase di Pennac che racconta: «ogni studente suona il suo strumento. La cosa difficile è conoscere bene i nostri musicisti e trovare l’armonia. Una buona classe è un’orchestra che prova la stessa sinfonia».