Potessimo scegliere dove nascere

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potessimo scegliere dove nascere
Nell'immagine, Portella della Ginestra (Foto: Daniele D'Amato)

L’estate si sa, non è la stagione ideale per un buon tè caldo. Così ho deciso di mettere a macerare un po’ di pezzi di mela, fiori di ibisco, bucce di rosa canina, scorze d’arancia, bacche di sambuco, lamponi e fiori di calendula. E il fruttato che ne risulta è un buon mix da gustare ghiacciato, con pochissimo zucchero.

Ne approfitto del lungo tempo di macerazione per pensare…

Dicono che devi essere fortunato a nascere nel posto giusto. Si perché può fare la differenza nascere in Ruanda negli anni 90 o in Afghanistan qualche anno più tardi.

A volte però anche nascere in Europa nel nuovo millennio non è detto che si riveli un colpo di fortuna. Perché dipende chi sono e da dove sono nati i tuoi genitori, cosa fanno per guadagnarsi da vivere…

A proposito, nascere e guadagnarsi da vivere…

Bisogna lavorare per guadagnarsi da vivere. Come, è tutto un altro discorso. Si può restare puliti e guadagnarsi da vivere in modo eticamente ineccepibile, oppure ci si può sporcare le mani e guadagnarsi da vivere in modo più o meno discutibile.

Che poi, quando si prendono brutte strade, spesso la causa è proprio l’indigenza, la possibilità di non riuscire a guadagnarsi da vivere, magari per non riuscire a sfamare i propri figlioli. E allora si cede alla tentazione del guadagno eticamente discutibile.

La storia ci è testimone.

Quando la Chiesa Cattolica ha sponsorizzato la prima crociata ha offerto un fazzoletto di terra a quei poveri disgraziati che sarebbero andati a morire in un luogo meno fortunato di quello in cui sono nati. Non di meno dei mafiosi che reclutano giovani sempre più giovani indipendentemente se il loro sguardo appare malizioso e cattivo, come raccontava Giovanni Verga nel suo «Rosso Malpelo».

In questo contesto è facile intuire come qualunque occasione sia preferibile e praticabile per costoro. Poi è necessario anche talento, predisposizione, spietatezza, cinismo, probabilmente anche un ego smisurato per riuscire anche in quelle attività illegali.

Mi torna in mente la serie TV dei «Peaky Blinders», ambientata a Birmingham nel primo dopoguerra, dove per fare carriera nella malavita non era sufficiente sporcarsi le mani, ma bisognava ungersi completamente, arrivando a sposare uno di loro per far parte della famiglia.

Nascere è cominciare a morire

Senza andare troppo lontano, mi passano per la mente una serie di fotografie che ho fatto nella bellissima Sicilia, da Portella della Ginestra, a Cinisi, da Capaci a Gela, da Trapani a Palermo. Luoghi bellissimi e bruttissimi nello stesso tempo. Luoghi dove non si può pensare al paesaggio senza riflettere su chi c’è rimasto secco in quel paesaggio.

Così, mentre sorseggio il mio fruttato dai sentori di frutti di bosco, penso che può essere più fortunato Enaiatollah Akbari, nato in Afghanistan alla fine degli anni ’90 e raccontato mirabilmente da Fabio Geda nel suo libro «Nel mare ci sono i coccodrilli» rispetto a Giuseppe di Matteo, ragazzino palermitano, nato qualche anno prima di Enaniat e colpevole di essere soltanto (ironia della sorte) il figlio di un Santino