Presepe vivente, seconda ondata

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presepe vivente seconda ondata
Foto: Prufomadlegn

Carissimo, ti scrivo ancora, fra un’ondata e l’altra, per chiederti banalmente: “come stai?” Io sto bene, anche se mi piacerebbe saperlo dire e cantare così come faceva Gaber…

“… Io sto bene
Proprio ora, proprio qui
Non è mica colpa mia
Se mi capita così

È come un’illogica allegria
Di cui non so il motivo
Non so che cosa sia
È come se improvvisamente
Mi fossi preso il diritto
Di vivere il presente…”

Già, il presente… Chissà com’è, ma non riesco ancora ad abituarmi ad esso e a guardarlo dritto negli occhi! Del resto … come si fa? Tutto cambia in continuazione e i punti fermi cominciano a gironzolare per conto proprio; le teorie si divertono a danzare e a volare sull’altalena, le ondate si susseguono senza sosta e l’alluvione appare inevitabile … come si fa?!

Preservare il seme, preservare ciò che vale, aggrapparsi all’essenziale! Tuona dai ricordi il grande don Camillo.

Mio malgrado sono costretto a guardare cosa stringo fra le mani e cosa tengo dentro al cuore. Mollate le ondivaghe opinioni, la cruda, sincera e testarda realtà torna protagonista … ed io con lei.

– mi daresti quel numero di telefono, vorrei sentire per un colloquio di lavoro …
– se vuoi ti passo il link per assistere alla mia laurea …
– mi accompagni a studiare dalla mia amica …
– se riusciamo, passiamo di là e vi lasciamo qualche ora le bimbe …
– sai, mi è successa una cosa fantastica, mi sono innamorata …

Ragazzi, momenti di vita, realtà vissuta… non sopravvissuta.

Come fa ad emergere anche in questa confusione, la voglia di vivere, il coraggio di fidarsi, il desiderio di ricominciare?

Cos’è che riesce a trasformare un’asfittica, cruda e a volte crudele realtà, un secco e abbandonato pezzo di legno, in un magnifico presepe … vivente? Per non parlare dei momenti grigi, del dolore, delle crepe e dei nodi…

Credo che si tratti di togliersi la segatura dagli occhi e recuperare la stessa semplicità di cuore di allora! 

La semplicità dei pastori, più sapienti di dottori e sacerdoti, destati dal sonno e pronti a cogliere il minimo segno di novità, anche nell’apparente banalità.

Avvicinandoci al Natale, auguro a te e a tutti quanti di avere uno sguardo attento in grado di vedere nel presente un presepe e un cuore semplice da cogliere l’accento che lo rende vivente.

L’accento che cambia suono e significato a tutta la vita.

Buon Natale

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Paolo Argnani
Classe 1965 vive da sempre in Romagna e il suo legame con Casarano è dovuto all'amicizia col caro Eugenio. Contadino, marito, padre, nonno, fratello, figlio e amico, ama la vita e chi gliel'ha donata. Qualcuno una volta valorizzò un suo scritto e lui ne rimase meravigliato. Da allora prova a scattare qualche foto qua e là, usando le parole al posto dei pixel. Il suo desiderio non è tanto quello di mostrare il bello, il buono e il vero che ci circonda, ma piuttosto di incuriosire, provocare e stimolare il cuore, la mente e la libertà di chi legge.