Sei tu la mia città…

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palazzo dei domenicani
Foto di Gigi Garofalo

Secondo un’ipotesi fondata su alcuni ritrovamenti in zona Casaranello, fu intorno al I secolo a.C. che sorse nel sud-ovest della Terrae Lupiae la nostra città.

Caesaranum (probabilmente dal nome del centurione Caesar che ricevette il terreno come premio per meriti bellici) è stata terra di passaggio e di conquista di Romani, Greci e Bizantini, vale a dire di popoli caratterizzati da un grande senso artistico, da un forte attaccamento alle proprie tradizioni e ai propri principi e da un grande acume e capacità di “industriarsi” (per utilizzare un’espressione in voga tra i filosofi del XV secolo).

La “Città delle serpi” è stata patria di illustri personalità, come attestano alcune di quelle residenze le cui mura hanno avuto, ed  hanno ancora, tanto da raccontare sulla nostra comunità, opere di grande valore artistico come ad esempio: Palazzo D’Aquino, situato nel cuore di piazza Garibaldi, in passato di proprietà del duca D’Aquino, natìo di Napoli ed ora di proprietà della famiglia De Lorenzi; o Palazzo D’Elia di origine cinquecentesca, caratterizzato da un meraviglioso balcone che si affaccia sull’omonima piazza che un tempo fu di dominio del barone D’Elia e di donna Olimpia Passero sua consorte, e persino sede della pretura durante il Regno d’Italia; o Palazzo De Donatis di origine ottocentesca, situato in via Roma ed un tempo appartenuto ad uno dei più prestigiosi baroni del patriziato casaranese.

Nel momento in cui si apre il discorso sulle figure che hanno permesso a Casarano di splendere, non si può non tenere conto di Giuseppe Capozza che nei primi anni del ‘900, con la distillazione della grappa e la lavorazione della crema di tartaro, ha permesso alla nostra cittadina di cominciare ad entrare a piccoli passi nel panorama industriale; dei senatori Francesco Ferrari e Salvatore De Matteis che, tra gli anni ’50 e ’60, con le loro azioni filantropiche, hanno permesso alla città di evolversi a livello socio-culturale e persino a livello sanitario; o di uomini “illuminati”quali De Rocco e Nicolazzo i quali, tra gli anni ’60 e’70, con la loro attività imprenditoriale hanno fatto sì che Casarano si affermasse in maniera importante nel settore calzaturiero; o ancora e soprattutto di Antonio Filograna che ha consentito alla nostra Casarano, tra gli anni ’80 e ’90, di volare alto sia in campo industriale che sportivo, proprio come quella gabbianella che scelse come logo del suo marchio.

Casarano ha avuto una storia molto affascinante e un passato molto florido, ma non sarebbe il caso di smettere di vivere solo nel passato e di cominciare a costruire un futuro migliore del presente?

I tempi moderni ci obbligano a tenere conto di nuove esigenze economiche, sociali e culturali che non richiedono azioni dispendiose, ma azioni intelligenti, dalla più semplice realizzazione di spazi verdi e di intrattenimento, utili a colorare la città, a purificarla ed a offrire alle famiglie e agli anziani aree in cui potersi rilassare, alla più complessa rimozione di barriere architettoniche, quali ad esempio gli alberi posti (per qualche arcano mistero) al centro di striminziti marciapiedi, azione che favorirebbe l’integrazione sociale delle persone disabili le quali ad oggi, per uscire in autonomia, più che procurarsi una sedia a rotelle, farebbero bene a procurarsi un Bobcat; senza trascurare, poi, l’importanza che avrebbe l’organizzazione di eventi in grado di valorizzare edifici storici in stato di degrado come Palazzo Astore, di rendere fruibili spazi quali l’impolverata biblioteca comunale e i desolati e desolanti giardini e parchi pubblici, ma anche capace di permettere ai giovani di sviluppare una sorta di empatia con la loro terra evitando loro di cadere vittime dell’ozio noto come “il padre dei vizi”, e di dare nuova linfa vitale alle varie attività commerciali che hanno subito sia gli effetti della pandemia ancora in corso, sia gli effetti dell’impoverimento sociale e culturale causato da eventi che, negli ultimi anni, hanno fatto della nostra città una leonessa afona che non può, e non deve smettere mai di sperare che un giorno potrà tornare a ruggire più forte di prima.

Per fare in modo che Casarano possa risollevarsi, occorre che ogni cittadino, di qualsiasi estrazione e rango esso sia, metta da parte i propri interessi e la propria brama di potere e che in considerazione di chi c’è oggi e di chi sarà domani, si impegni a renderla con idee ed azioni, una copia di quella che il filosofo Tommaso Campanella definiva “Città del Sole”.

Simone Andrani

FONTESimone Andrani
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Orgogliosamente disabile, Simone è attento ai diritti e ai doveri morali. Ama la vita ed è determinato a dimostrare che ogni essere umano ha qualcosa da dire. Viaggiatore e scrittore, Simone è laureato in Scienze della Comunicazione con una tesi sulla percezione della diversità. L’isola che non c’è è la rubrica ispirata all'omonimo brano di Edoardo Bennato e sostiene l’esistenza di un mondo che offre a tutti la possibilità di mettersi in gioco, di riflettere sul senso della vita, di comprendere che non bisogna dare per scontato nulla e di trovare da sé la chiave di lettura che consente di analizzare ogni aspetto della vita che Honoré de Balzac chiamava: “La Commedia Umana”.