Simu rrimasti comu zita parata

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simu rrimasti comu zita parata
Foto: Daniele D'Amato

La lingua racconta tutto di noi: chi siamo, da dove veniamo, la nostra visione di vita, il nostro modo di stare al mondo, le contingenze storiche.

La lingua è scienza, arte, magia, sentimento, saggezza popolare.

Simu rrimasti comu zita parata

Il mondo si è fermato, la corsa si è interrotta, lo stile di vita è cambiato. La pandemia ci ha pietrificato, siamo rimasti “comu zita parata”, come la giovinetta adornata per le sue nozze che non vengono celebrate. Lo sposo non si è presentato all’altare, l’ha lasciata lì, con addosso gli sguardi degli invitati, con i loro mormorii, i loro mugugni, con la rabbia che monta per quei preparativi andati in fumo, vanificati.

E la “zita”, agghindata per l’occasione, aspetta…

Anche il mondo si aspettava canti carnascialeschi all’insegna del “chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza”, si aspettava pasquali giornate bucoliche ed estati gaudenti e libertine.

E,invece,tutto si è fermato!

Tornano in mente i versi del grande poeta nel canto undicesimo del Paradiso:

”O insensata cura de’ mortali,

quanto son difettivi sillogismi

quei che ti fanno in basso batter l’ali!”

L’incipit del canto sottolinea l’importanza di una sapienza lontana dalle ambizioni mondane e di quanto siano imperfetti i sillogismi, quegli argomenti che impediscono di volare alto.

Dante bacchettagli uomini che inseguono beni fallaci: chi si affaccenda troppo e chi ozia, gli ambiziosi politici e gli scienziati avidi di fama e lucro, i religiosi in cerca di onori eprebende e chi trova il diletto solo attraverso i sensi.

I toni severi del padre della lingua italiana rappresentano un monito al mondo che “mal vive”.

Eravamo affannati, presi da mille attività, intrappolati nelle nostre maschere, nelle nostre convenzioni sociali, nei nostri pregiudizi, nei nostri slanci di edonismo..

Simu rrimasti comu zita parata!