Super Lega? L’ennesimo atto di un processo di impoverimento umano, culturale e sociale

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Parlando di Super Lega, parliamo di un “pericolo scampato”, ma di sicuro, la proposta non è né del tutto nuova, né è da cestinare senza coglierne le motivazioni profonde.

Molti si sono chiesti, se questo fosse un cambiamento necessario, a cosa questa metamorfosi avrebbe portato e se questo avrebbe sancito realmente la morte del calcio. Ora come ora forse i tempi sono prematuri per cercare di dissolvere tali elucubrazioni, ma senza dubbio, ogni soggetto interessato all’argomento, si sarà fatto una propria idea in merito.

Secondo molti, a guadagnare sarebbero state le agenzie di scommesse, i fondi economici, le piattaforme multimediali, i procuratori e i giocatori; mentre a perdere sarebbero stati i tifosi e tutti coloro che non avrebbero avuto la possibilità fisica ed economica di peregrinare per l’Europa o di pagare un abbonamento troppo esoso.

Non si può negare quanto la partita di una grande squadra chiamata a giocare in una piccola realtà, soddisfi il desiderio di molti di vedere nella propria terra e con i propri occhi, i propri beniamini, dimenticandosi per qualche istante della quotidiana battaglia a cui sono costretti per diverse ragioni.

Oltre gli aspetti strettamente economici e sportivi, credo occorra riflettere su quanto per persone “imbiancate dagli anni”, disabili e poco abbienti, tale riforma avrebbe creato oggettivi impedimenti negli spostamenti fisici per recarsi a Torino, Milano, Liverpool col solo scopo di godere delle gesta della squadra per cui si sono sprecate lacrime, risa, grida di gioia e di rabbia.

“La sporca dozzina” costituita da Juventus, Milan, Inter, Real Madrid, Atletico Madrid, Barcellona, Tottenham, Manchester United, Manchester City, Arsenal e Chelsea, evidentemente ha considerato secondaria l’importanza di storie calcistiche quali quelle del Cagliari di Riva, della Sampdoria di Mancini e Vialli, del Leicester di Ranieri e dell’Atalanta di Gasperini.

Sostanzialmente avrebbe desiderato polverizzare ciò che ancora rimane di magico ed irrazionale nel calcio.

Essere giunti a questo punto è già una colpa, ma accogliere a cuor leggero questo “11 Settembre” del calcio sarebbe stata una catastrofe sia per lo sport in sé, sia per tutto ciò che ne segue e consegue.

La nascita di questa nuova competizione sarebbe stata l’ennesima spallata al calcio di una volta che è ormai solo un lontano ricordo e avrebbe rappresentato un qualcosa che inevitabilmente avrebbe finito per oscurare il fascino e la tradizione dei vari campionati nazionali, privando il calcio dall’imprescindibile principio della meritocrazia sportiva.

Seppur non determinante, credo che il tifo, questa volta, abbia avuto un certo peso nella scelta di ritirare l’appoggio alla Super Lega di alcuni blasonati club europei. A tal proposito,vorrei riproporre il comunicato stampa della “Curva Sud Milano”: «Il calcio è stato della gente fino agli anni ‘90, quando nacque la Champions League a discapito della vecchia coppa campioni: da quel momento si è iniziato a scavare quel solco incolmabile tra grandi e piccole società. Il calcio era della gente anche quando non è stato mosso dito per frenare il caro biglietti imposto da alcuni presidenti. Il calcio era della gente anche quando non si è fatto nulla per ostacolare l’inarrestabile ascesa dei procuratori, i quali hanno portato gli ingaggi dei calciatori a cifre sempre più astronomiche, sostenibili solo grazie agli introiti dei diritti televisivi, quelle TV che hanno poi imposto calendari sempre più serrati, con partite in giorni ed orari assolutamente improbabili.

Il calcio era della gente anche quando sono state introdotte norme volte a vietare qualsiasi tipo di rapporto tra giocatori e tifosi.

Il calcio era della gente anche quando le finali di Supercoppa venivano giocate in altri continenti o le date di alcune partite venivano modificate a pochi giorni della disputa, a discapito di tifosi che magari avevano già provveduto ad acquistare biglietti di treni o aerei per presenziare allo stadio. Il calcio era della gente anche quando alcuni presidenti molto influenti in Lega, affermavano apertamente che nonostante il conseguimento del risultato sportivo, ad alcuni club con scarso bacino d’utenza sarebbe stato opportuno impedire di giocare in serie A. Il calcio era della gente anche quando ad alcune società è stato permesso di aggirare il fair play finanziario, mentre altre con padroni meno influenti venivano penalizzate. Il calcio era della gente anche quando con ogni mezzo si è deciso di assegnare il mondiale 2022 al Qatar, nonostante ciò comporti la disputa della rassegna iridata a novembre con conseguente stravolgimento del calendario dei club. Lo stesso Qatar oltretutto, sotto accusa per le innumerevoli violazioni dei diritti umani nei confronti dei lavoratori che hanno contribuito alla costruzione degli stadi, spesso in condizioni di lavoro disumane e che ha causato circa 6.500 vittime sul lavoro».

Paradossalmente, si può dire che questo tentato atto di lesa maestà ai buoni valori dello sport sia l’ennesimo atto di un processo di impoverimento umano, culturale e sociale innescato dalla assuefazione al denaro e dunque dalla ratificazione del potere di esso che sembra ormai aver assunto dei tratti a dir poco mefistofèlici. Henry Fielding diceva: «Fai del denaro il tuo Dio e ti tormenterà come il Diavolo».

Simone Andrani

FONTESimone Andrani
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Simone Andrani
Orgogliosamente disabile, Simone è attento ai diritti e ai doveri morali. Ama la vita ed è determinato a dimostrare che ogni essere umano ha qualcosa da dire. Viaggiatore e scrittore, Simone è laureato in Scienze della Comunicazione con una tesi sulla percezione della diversità. L’isola che non c’è è la rubrica ispirata all'omonimo brano di Edoardo Bennato e sostiene l’esistenza di un mondo che offre a tutti la possibilità di mettersi in gioco, di riflettere sul senso della vita, di comprendere che non bisogna dare per scontato nulla e di trovare da sé la chiave di lettura che consente di analizzare ogni aspetto della vita che Honoré de Balzac chiamava: “La Commedia Umana”.