Tornare a scuola ai tempi del coronavirus

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tornare a scuola ai tempi del coronavirus
Foto: Valentina Cappilli

L’ultimo giorno di scuola dello scorso anno scolastico, in presenza, è racchiuso in questo scatto .

Il 4 marzo, un giorno qualunque, una ricreazione come le altre in cui i bambini si siedono attorno ad un tavolino, aprono il proprio zaino, prendono la merenda e la condividono con i compagni. Riversano sulla tovaglietta biscotti, taralli, cracker, patatine e felici assaggiano uno la merenda dell’altro. 

È l’ultimo scatto, l’immagine che cattura la condivisione, la gioia di stare insieme, l’esserci a scuola. Questo, oggi, non sarà più possibile.

Mai nessuno avrebbe pensato che il giorno dopo, a causa di una pandemia, si sarebbero chiusi i cancelli delle nostre scuole, le porte delle nostre aule e che non sarebbe più stato possibile condividere la merenda con il compagno.

A distanza di 6 mesi si prospetta la riapertura di quei cancelli nell’incertezza, nel caos, nel timore, ma anche nella voglia di ripartire e ridare a bambini e ragazzi il loro diritto e il loro dovere di istruirsi a scuola, nella voglia di rivedersi e raccontarsi. 

Si riparte nel rispetto delle misure igienico-sanitarie e di distanziamento stabilite dal Comitato Tecnico Scientifico: mascherina, gel igienizzante, distanziamento, ‘stanza Covid’ per l’isolamento dei casi sospetti, guanti… Termini ormai di uso quotidiano che ci accompagneranno chissà ancora per quanto tempo.

Che scuola sarà? 

Niente piccole sedie ammucchiate dai bambini per condividere la merenda, nessun gioco che preveda contatto fisico, scambio di oggetti, niente colori e quaderni in prestito, niente abbracci al mattino, nuove forme di saluto e di socializzazione che segneranno per sempre e indelebilmente i nostri alunni. È stato e sarà sicuramente un’esperienza di forte impatto psicologico, che inciderà inevitabilmente sullo sviluppo sociale ed emotivo del bambino.

Cambierà il modo di fare didattica, le restrizioni obbligano noi docenti a rivedere le metodologie in uso quali il cooperative learning, il tutoring, il peer to peer. Si cercherà, naturalmente, di garantire la cooperazione nelle attività nel rispetto delle misure di contenimento e diffusione del virus. Ma nulla sarà più come prima.

Indubbiamente, in qualità di seconda importante agenzia educativa, la scuola aveva bisogno di ripensarsi, riorganizzarsi, riformarsi per meglio rispondere alle esigenze formative di una società in continuo e rapido cambiamento, ma non in questo modo e a causa di un’epidemia mondiale.