Trattative interrotte tra i sindacati e la Banca Popolare Pugliese

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Trattative interrotte tra i sindacati e la Banca Popolare Pugliese

Si erano seduti intorno a un tavolo per cercare un accordo tra la Banca Popolare Pugliese e i sindacati FABI, FIRST, CISL, FISAC CGIL, UILCA e UNISIN ma il negoziato è saltato. E dire che erano intervenute anche le segreterie territoriali e nazionali ma non è bastato a fermare le trattative in corso.

Il pomo della discordia pare essere il modello di filiale cashless o sportello leggero che prevede in organico un solo impiegato per ciascuna filiale a partire (per il momento) da 14 filiali su 105 totali.

Ebbene, secondo i sindacati questo modello pone molte perplessità poiché impone una sostanziale modifica del modello organizzativo della Banca Popolare Pugliese.

Così i sindacati hanno scritto al Presidente Vito Primiceri, al consiglio di amministrazione e al Direttore Generale Mauro Buscicchio, per un confronto aperto e trasparente sulle prospettive strategiche e sul futuro della banca, a partire proprio dal piano industriale, nell’interesse dei lavoratori, della clientela e del territorio.

Nei piani della Banca c’è la completa eliminazione del servizio di cassa svolta dall’operatore, preferendo canali alternativi con la contestuale trasformazione della filiale da esecutiva a consulenziale con un organico variabile che potrebbe avere anche zero dipendenti, e con le filiali aperte al pubblico solo alcuni giorni della settimana.

Questo progetto evidentemente non è andato giù ai sindacati anche perché già lo scorso 19 giugno, la Banca aveva informato della volontà di esternalizzare totalmente e definitivamente le attività di carico e scarico degli ATM, avviato subito dopo l’inizio del lockdown. Tale procedura, almeno nelle intenzioni, sarebbe stata poi estesa ad altre attività (su tutte le filiali) come quelle della lavorazione degli assegni privi della clausola di non trasferibilità versati su ATM evoluti.

L’obiettivo della banca Popolare Pugliese è trasformare l’attuale sportello a operatività piena o ordinaria con una nuova soluzione organizzativa snella il cui break even point, secondo l’impostazione aziendale, si legherebbe alla dinamica dei volumi acquisiti, realizzando un contenimento dei costi operativi e un incremento dei ricavi tramite l’ampliamento della gamma di servizi a maggior valore aggiunto.

Tuttavia, per i sindacati l’obiettivo è poco credibile.

Quanto al modello di filiale cashless con la presenza di un solo operatore, le organizzazioni sindacali esprimono contrarietà e preoccupazione per i rischi connessi all’operatività, alla salute e alla sicurezza, nonché per i carichi di lavoro prevedibili e probabili che finiranno col produrre gravi patologie a carico del lavoratore di filiale lasciato da solo e, al tempo stesso, manifestano perplessità sulla compatibilità del predetto modello con gli obiettivi dichiarati di maggiore redditività e di incremento dei ricavi.