Una pioggia rinfrescante

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una pioggia rinfrescante
Foto: Antonio Salsano

Questa è una mattina strana, una di quelle post-pioggia il cui tempo meteorologico non coincide con quello psicologico. La temperatura si è abbassata quel tanto per rendere piacevole stare al balcone, sfiorato da quest’aria leggera e rinfrescante.

E mi coccolo un po’ con una bella tazza di Rooibos aromatizzato ai frutti di bosco.

Il rooibos è una pianta sudafricana, che cresce soltanto nella regione del Cederberg, non lontano da Città del Capo. E’ una pianta totalmente priva di caffeina pertanto ne bevo a litri perché è anche molto dolce, anche senza zucchero.

Guardo fuori dal balcone di casa e penso a ieri, a cosa ha permesso di rinfrescare quest’aria di luglio, che altrimenti sarebbe stata un’anticamera dell’inferno.

Sappiamo bene cosa ha fatto la pioggia che è scesa copiosa inondando proprio la nostra Casarano e i comuni limitrofi. Abbiamo ben visto le decine di immagini e video postati sui social con un paesaggio che ha fatto sembrare Casarano un fiume in piena.

Sorseggio il mio rooibos e penso che quando ero bambino ciò accadeva molto raramente e mai con questa intensità. Sì, la pioggia cadeva ugualmente, ma le strade non si allagavano, a volte pioveva con intensità maggiore e per un tempo molto più prolungato, ma il territorio sembrava resistere.

Oggi, sempre più spesso, la pioggia cade per un’ora al massimo e il Paese si allaga completamente. Le automobili galleggiano trasportate dalla furia dell’acqua e il territorio appare logoro, sfiancato e vilipeso dalla stessa furia della natura.

E mentre bevo, penso: ma cosa è cambiato da quando ricordo le stesse piogge che non riuscivano a offendere il nostro territorio nella stessa maniera? Davvero la natura è cambiata così tanto da rendersi violenta e sprezzante?

Poi, rifletto anche a tutti i commenti e post letti tra ieri e oggi. Chi attribuisce la colpa al Sindaco, chi dice che si dovevano pulire i tombini, chi invece ritiene che la causa sia l’abusivismo.

E se il problema della pioggia fosse un po’ più complesso?

Voglio sperare che i vari organi decisionali che si sono avvicendati nel tempo (almeno da una cinquantina di anni a questa parte) abbiano più o meno razionalizzato l’idea che per costruire in un nuovo quartiere si debba tener conto anche del problema delle acque e del loro percorso programmato. Immagino anche che ciascuno per il suo ruolo, abbia predisposto con cura ciò che andava fatto per evitare che tali acque potessero eventualmente causare ulteriori problemi.

I privati avranno costruito le loro case nel rispetto della legge del loro tempo e le amministrazioni avranno curato che le loro decisioni non impattassero con queste eventualità.

Allora se la pioggia oggi fa questi danni si potrebbe trattare di un concorso di cause.

Potrebbe darsi che in passato i dati (ma anche le competenze) in possesso delle amministrazioni non hanno fatto supporre conseguenze peggiori, e così hanno deciso che in quella tale zona si sarebbe potuto costruire senza problemi.

In fondo ci vogliono molti anni affinché si possa studiare bene una problematica simile ed eventualmente legarla a una causa precedente. Ci vogliono anche tentativi e varie prove per poter ottimizzare le decisioni sulla base di un feedback che dipende da condizioni meteo generalmente imprevedibili.

Forse, ci si dovrebbe approcciare al problema come si faceva una volta: sedersi intorno a un tavolo circondati da esperti e meno esperti e raccogliere le idee, affinché in futuro si possa cercare di (passatemi il gioco di parole) arginare il problema.

Insomma, la pioggia continua a scendere, le acque continuano a fare danni (anche seri) e io continuo a bere il mio rooibos, sperando che la prossima pioggia rinfreschi anche le idee.

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