Una Quaresima infinita, verso un futuro di speranza

"Il sacrificio non è vano, ma è… sacro… appunto!".

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Una Quaresima infinita, verso un futuro di speranza
Foto di Daniele D'Amato

Ciao Alberto.

Una Quaresima infinita, piena di sacrifici, dubbi e paure, ha scombussolato tutte le nostre vite, i nostri progetti e i nostri sogni.

“Nulla sarà più come prima”, mi dicono, e lo spero bene!

Vuoi proprio che tutto questo non serva a nulla? Il sacrificio non è vano, ma è … sacro … appunto!

Stiamo rinunciando a molte cose e probabilmente qualcuna sarà persa per sempre, altre forse avremmo dovuto perderle da tempo … A cosa però non potremmo mai rinunciare? Cosa regge, cosa sostiene la speranza del “andrà tutto bene”? La paura ci sta tutta!

Pure i discepoli se la diedero a gambe senza indugio e non seguirono l’arresto del loro Maestro neppure in streaming, per non parlare di Pilato e della sua Amuchina; ma cosa impedisce alla paura di degenerare in angoscia?

Alla scienza ho sempre dato fiducia, ma non ne ho mai fatto la mia fede e non penso che cambierò idea proprio adesso. A chi allora rivolgere la mia domanda, il mio canto, il mio grido, la mia supplica?

Io, pur avendo una casa grande, non ho un balcone!

Le preghiere passano attraverso fino a sette muri, dicevano in dialetto i miei vecchi, per cui, caro Alberto, rimango aggrappato alla mia tradizione e alla mia fede, che ritengo essere ancora dei beni essenziali e per i quali non c’è da fare alcuna fila. Unisco i miei piccoli sacrifici a quelli più grandi di tanti altri, amici conosciuti e no, e li porgo a Colui che a volte sembra essersi addormentato sulla barca, proprio adesso, mentre il mare è in tempesta.

Io, figlio viziato di una società supponente, se non piego le ginocchia neppure adesso, se non alzo lo sguardo neppure ora, se non riesco ancora ad obbedire da figlio piuttosto che da schiavo … cos’altro posso fare?

Io ci provo, noi ci proviamo.

Caro Alberto, ti va di farci compagnia?

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Paolo Argnani
Classe 1965 vive da sempre in Romagna e il suo legame con Casarano è dovuto all'amicizia col caro Eugenio. Contadino, marito, padre, nonno, fratello, figlio e amico, ama la vita e chi gliel'ha donata. Qualcuno una volta valorizzò un suo scritto e lui ne rimase meravigliato. Da allora prova a scattare qualche foto qua e là, usando le parole al posto dei pixel. Il suo desiderio non è tanto quello di mostrare il bello, il buono e il vero che ci circonda, ma piuttosto di incuriosire, provocare e stimolare il cuore, la mente e la libertà di chi legge.